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Il monaco medievale che scoprì la cometa di Halley 700 anni prima

Il monaco medievale che scoprì la cometa di Halley 700 anni prima

Nel 1066, un vecchio monaco guardò il cielo e disse: “Sei tornata.” Stava parlando di una cometa. La stessa che aveva visto da bambino, 77 anni prima. La stessa che oggi porta il nome di un astronomo nato sei secoli dopo di lui. Uno studio dell’Università di Leiden del 2026 ha rimesso in discussione una delle storie più note dell’astronomia: la cometa di Halley, forse, ha il nome sbagliato.

Prima di scoprire la cometa, aveva già tentato di volare

Il monaco si chiamava Eilmer di Malmesbury. Benedettino nel Wiltshire, Inghilterra, vissuto intorno al 980. Per capire chi era, basta un episodio: da giovane costruì ali di legno e piume, se le legò a mani e piedi, salì sulla torre dell’abbazia e si lanciò nel vuoto. Volò per circa 200 metri. Poi si schiantò e si ruppe entrambe le gambe.

Rimase zoppo per il resto della vita. Quando gli chiedevano del fallimento, rispondeva che aveva sbagliato perché non aveva aggiunto una coda per stabilizzarsi — stava ragionando in termini aerodinamici, non religiosi. Non era un mistico. Era uno che guardava come funzionavano le cose e ci ragionava sopra. E quando, da vecchio, rivide quella cometa nel cielo, non si inginocchiò. La riconobbe.

La frase che batte Halley di 700 anni

La fonte è William di Malmesbury, cronachista affidabile del XII secolo. Secondo William, Eilmer vide la cometa nel 1066 e disse, in sostanza: “È da molto che non ti vedo.” Non era una preghiera. Era un’identificazione: stessa cometa, stesso percorso, tornata dopo decenni.

Gli astrofisici Simon Portegies Zwart e lo storico Martin Lewis hanno analizzato questa testimonianza nello studio pubblicato nel 2026 e sostenuto una tesi semplice: Eilmer aveva capito che la cometa era periodica. Che tornava. Che era la stessa ogni volta. Il 989 e il 1066 corrispondono esattamente ai due passaggi documentati di quella che chiamiamo cometa di Halley. Secondo la loro ricerca, Eilmer aveva identificato questa periodicità con quasi 700 anni di anticipo su Edmond Halley.

Halley calcolò. Eilmer osservò. Chi dei due scoprì?

Edmond Halley non fu il primo a vedere la cometa. Fu il primo a calcolarne la traiettoria usando la matematica di Newton, nel 1705, e a prevedere che sarebbe tornata nel 1758. Aveva ragione, e questo rimane un contributo enorme.

Ma capire che una cometa è “la stessa di prima” — cioè scoprire che è periodica — non lo fece lui. Lo fece un monaco con le gambe storte nell’Inghilterra dell’XI secolo, senza telescopio, senza calcolo, e probabilmente con un dolore cronico alle ossa da quando aveva deciso di volare.

Quello che Eilmer non poté mai sapere

La cometa di Halley torna ogni 75-76 anni. Eilmer la vide due volte perché visse abbastanza — probabilmente oltre gli ottant’anni, cosa rara per l’epoca. Morì dopo il 1066 senza sapere che quella cometa sarebbe tornata nel 1145, nel 1222, nel 1301, nel 1456, nel 1682. Senza sapere che nel 1910 sarebbe stata fotografata per la prima volta, o che nel 1986 una sonda chiamata Giotto le sarebbe passata accanto a 596 chilometri.

La prossima volta che la cometa passerà vicino alla Terra sarà nel 2061. Qualcuno la guarderà e dirà “è tornata” — senza sapere che quella frase fu pronunciata per la prima volta da un vecchio monaco inglese che, ottant’anni prima, aveva provato a volare da una torre.

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