nasa nebulosa
Perch? questi segnali radio cosmici arrivano ogni 1,4 ore?

Perch? questi segnali radio cosmici arrivano ogni 1,4 ore?

Un segnale dallo spazio che torna ogni 1,4 ore sembra l’inizio di una storia sbagliata. Troppo lento per essere il battito frenetico di una pulsar classica, troppo ordinato per sembrare un rumore casuale, troppo insistente per essere ignorato. Eppure i segnali radio cosmici osservati dagli astronomi avevano proprio questo comportamento: arrivavano, sparivano, poi tornavano dopo circa ottantaquattro minuti.

Per anni, oggetti di questo tipo hanno irritato la pazienza degli astronomi. Si chiamano transienti radio a lungo periodo: lampi radio che non si comportano come i soliti fenomeni rapidi del cielo. Alcuni durano minuti, altri si ripresentano dopo intervalli che sembrano quasi appuntamenti. Il problema era semplice da formulare e difficile da risolvere: che cosa, nello spazio, può accendere una specie di faro radio con un ritmo così lento?

Il cielo non doveva pulsare così piano

Quando gli astronomi trovano un segnale radio che si ripete, la mente corre subito alle pulsar: resti densissimi di stelle esplose, capaci di ruotare su se stessi e lanciare fasci di radiazione come fari cosmici. Ma le pulsar di solito battono tempi molto più rapidi: frazioni di secondo, secondi, qualche eccezione più lenta. Un ciclo di 1,4 ore è un’altra musica.

Il caso di ASKAP J1745-5051, il sistema al centro della nuova scoperta, è stato individuato grazie al radiotelescopio ASKAP in Australia. Secondo il comunicato della University of Sydney pubblicato il 1 giugno 2026, il segnale è diventato una specie di chiave di lettura per capire una famiglia di impulsi cosmici scoperti solo in poche regioni remote della Via Lattea.

La cosa più strana non era solo la ripetizione. Era il fatto che il segnale radio fosse accompagnato anche da raggi X. Due indizi diversi, nello stesso sistema, ma non perfettamente sincronizzati. Come se nello stesso piccolo teatro stellare si stessero svolgendo due azioni separate.

I segnali radio cosmici uscivano da una coppia strettissima

La risposta non è arrivata da una stella sola, ma da una coppia. Da una parte c’è una nana bianca: il nucleo compatto di una stella morta, grande più o meno come la Terra ma con una massa vicina a quella del Sole. Dall’altra c’è una nana rossa, più grande ma molto meno massiccia, circa un decimo della massa solare.

Le due stelle orbitano così vicine da completare un giro in poco più di un’ora. Non è una danza elegante: è un trascinamento gravitazionale. La nana bianca strappa materiale alla compagna, e quel materiale cade verso di lei formando un flusso caldo, violento, capace di produrre raggi X. Il dettaglio che resta in testa è questo: un oggetto grande come un pianeta, ma pesante quasi come una stella, sta rosicchiando materia a una vicina più gonfia e fragile.

Il quadro è stato rafforzato da osservazioni combinate. Il CSIRO ha spiegato il 2 giugno 2026 che il team ha usato non solo ASKAP, ma anche l’Australia Telescope Compact Array, MeerKAT in Sudafrica, telescopi ottici in Cile e osservatori spaziali per raggi X e ultravioletti. In pratica, non si è guardato il fenomeno da una sola finestra: lo si è inseguito in più forme di luce.

La stella morta rubava materia, ma non era tutto

Il furto di materia spiega i raggi X, ma non basta per i lampi radio. Qui entra in scena la parte più sottile: i campi magnetici. Le due stelle hanno ciascuna il proprio campo, e durante l’orbita si avvicinano, si disturbano, si agganciano e si strappano particelle cariche. Quelle particelle possono spiralare lungo le linee magnetiche e generare emissioni radio.

È una macchina cosmica fatta di gravità, magnetismo e materia rubata. Non un faro acceso da una rotazione solitaria, ma un circuito instabile tra due stelle legate troppo strette. Lo studio pubblicato su Nature Astronomy descrive il sistema come una binaria di nana bianca in accrescimento, con emissioni radio e raggi X modulate dal periodo orbitale.

Questa distinzione cambia parecchio. Perché se almeno alcuni transienti radio a lungo periodo non sono stelle isolate che ruotano lentamente, ma coppie stellari compatte, allora gli astronomi hanno cercato per anni un orologio nel posto sbagliato. Non era una lancetta che girava su se stessa. Era un’orbita.

Il colpo di scena era nel ritmo

Il segnale ogni 1,4 ore non era un messaggio, né un’anomalia senza volto. Era il tempo necessario a due stelle per completare il loro giro. Ogni passaggio ravvicinato riorganizzava materia e campi magnetici; ogni ciclo lasciava una traccia nei radiotelescopi.

Per questo ASKAP J1745-5051 è stato definito una specie di “Stele di Rosetta” stellare: non perché risolva tutti i segnali misteriosi della galassia, ma perché offre un esempio concreto da confrontare con gli altri. Se un nuovo impulso lento mostra raggi X, andamento orbitale e indizi magnetici simili, forse appartiene alla stessa famiglia. Se invece manca qualcosa, potrebbe raccontare un’altra storia.

Il dettaglio più bello è che la soluzione non ha tolto stranezza al mistero. L’ha resa più fisica. Da lontano sembrava un battito inspiegabile nel buio; da vicino è diventato il rumore di una stella morta che mangia lentamente la sua compagna. E là fuori, nella Via Lattea, potrebbero esserci altri orologi sbilenchi che non aspettano altro che qualcuno misuri il loro giro.

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *