Johann Wolfgang von Goethe collezionava ambra. Lo stesso uomo che scrisse il Faust, che i tedeschi chiamano ancora oggi semplicemente “il poeta”, aveva una passione silenziosa per quelle pietre color miele che sembrano contenere il tempo. Nella sua collezione, conservata al Goethe National Museum di Weimar, c’erano 40 pezzi provenienti dalla regione baltica. Goethe li aveva tenuti in mano. I curatori li avevano catalogati. Per quasi duecento anni, nessuno aveva capito cosa ci fosse davvero dentro.
Nel gennaio 2026, i ricercatori dell’Università Friedrich Schiller di Jena hanno aperto quei pezzi d’ambra con un acceleratore di particelle. Dentro c’era una formica di 40 milioni di anni, con i peli sul corpo ancora intatti e la struttura interna della testa visibile per la prima volta.
L’ambra non è una pietra. È un archivio.
Nell’Eocene, le grandi foreste del Baltico erano vive e calde — qualcosa tra una foresta temperata e una subtropicale. La resina degli alberi colava lenta, viscosa, e intrappolava tutto ciò che aveva la sfortuna di incontrarla. Poi si induriva. Diventava opaca. E ciò che era dentro smetteva di cambiare per sempre.
Il problema è che non sempre si vede a occhio nudo. Due dei 40 pezzi di Goethe contenevano inclusioni animali così piccole da sfuggire a qualsiasi sguardo diretto. Per vedere cosa c’era dentro, serviva qualcosa che nel Settecento non esisteva neanche come idea.
Aprire l’ambra di Goethe richiede un acceleratore di particelle
Il sincrotrone Desy di Amburgo è uno degli acceleratori di particelle più potenti d’Europa. La micro-tomografia a luce di sincrotrone usa raggi X talmente precisi da ricostruire in tre dimensioni l’interno di un oggetto solido, senza aprirlo, senza distruggerlo. È la stessa tecnologia usata per leggere papiri carbonizzati dal Vesuvio. Qui è servita per leggere l’ambra di un poeta morto nel 1832.
Dentro i due pezzi della collezione: un moscerino dei funghi, una mosca nera, e una formica della specie estinta Ctenobethylus goepperti. I risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports.
Per la prima volta, l’interno di una testa che non esiste più
La specie Ctenobethylus goepperti era già nota ai paleontologi, ma nessuno l’aveva mai descritta dall’interno. “Siamo stati in grado di osservarne l’interno per la prima volta”, ha spiegato Bernhard Bock dell’Università di Jena. “Abbiamo visualizzato le strutture endoscheletriche della testa e del torace che non erano mai state documentate prima.” Il sincrotrone ha reso visibili anche i sottili peli sul corpo della formica — conservati meglio di quanto lo siano molti insetti vivi sotto un vetrino da laboratorio.
Il team ha poi costruito una ricostruzione 3D dell’esemplare, disponibile online. Una formica intrappolata per caso su un ramo 40 milioni di anni fa è diventata il campione di riferimento per l’intera sua specie. Peggio per lei, ma meglio per tutti gli altri.
Viveva sugli alberi. Ed è per questo che è finita nell’ambra.
Confrontando Ctenobethylus goepperti con il genere moderno Liometopum — che oggi vive in Nord America e nelle zone più calde dell’Europa meridionale — i ricercatori hanno ricostruito lo stile di vita di queste formiche: costruivano i nidi sugli alberi, non sul suolo. Il che spiega tutto. Vivendo sui rami, a contatto diretto con la resina che colava, cadere nella trappola era una questione di tempo. La loro abitudine all’altezza le ha rese immortali.
Duecento anni sul tavolo del più grande poeta tedesco
Goethe era anche un naturalista. Il suo trattato sulla metamorfosi delle piante è ancora citato in biologia evolutiva. La sua teoria dei colori — scientificamente sbagliata, ma elaborata con una serietà implacabile — mostra un uomo che non riusciva a guardare il mondo senza chiedersi perché funzionava così. Aveva, insomma, la testa giusta per appassionarsi a una formica di 40 milioni di anni.
Ma nel 1820 non esisteva nessun sincrotrone. E così le formiche nelle sue ambre hanno aspettato lui, poi i suoi eredi, poi duecento anni di curatori, poi noi.
Quaranta milioni di anni di attesa, e alla fine l’hanno trovata la persona giusta. Solo che era già morta da due secoli.
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