nasa nebulosa
Sotto Villa Adriana c’era già qualcun altro: scoperta la struttura più antica del sito

Sotto Villa Adriana c’era già qualcun altro: scoperta la struttura più antica del sito

Nel 118 d.C., quando gli architetti di Adriano cominciarono a scavare a Tivoli, trovarono qualcosa che non si aspettavano. Qualcuno era già stato lì. Una camera sotterranea, abbandonata, riempita di macerie. Non apparteneva all’imperatore. Apparteneva a qualcuno che non conosciamo — vissuto in quel punto delle colline tiburtine due secoli prima che Roma diventasse un impero.

Quella camera è venuta alla luce tra aprile e maggio 2026, durante la campagna di scavo che l’Università Pablo de Olavide di Siviglia conduce nel settore del Palazzo di Villa Adriana. Il professor Rafael Hidalgo guida il team dal 2003. Ventitré anni. E in tutto quel tempo, nessuno aveva mai trovato niente di chiaramente precedente ad Adriano. Questo è il primo: l’unico contesto stratigrafico datato all’epoca repubblicana mai identificato nell’intero sito UNESCO.

Un deposito per il grano dove poi dormì un imperatore

Un ipogeo è una camera scavata nel suolo, usata come deposito o silo. Quello di Tivoli risale al II-I secolo a.C. Serviva, con ogni probabilità, a conservare derrate o materiali: buio, fresco, asciutto. Niente di monumentale. Una stanza utile.

Quando i costruttori di Adriano arrivarono, l’ipogeo era già fuori uso da tempo. Ci trovarono macerie, frammenti ceramici, pezzi di terracotta con motivi animali — i resti di chi aveva smantellato l’edificio soprastante e li aveva buttati lì dentro. Invece di svuotarlo, lo murarono. Lo inglobarono nelle nuove fondamenta. E lì è rimasto per quasi duemila anni, sotto i marmi imperiali, mentre sopra di lui passavano gli storici del Rinascimento, gli archeologi dell’Ottocento, i team universitari del Novecento. Nessuno sapeva che ci fosse.

120 ettari, trenta edifici, zero tracce di quel che venne prima

Villa Adriana è 120 ettari di strutture romane, dichiarata Patrimonio UNESCO nel 1999. Studiata in modo sistematico da oltre un secolo. Eppure, fino a quest’anno, nell’intero perimetro del sito non esisteva un singolo contesto materiale databile con certezza al periodo repubblicano. Niente. Una lacuna enorme per un sito così indagato.

Le fonti scritte antiche parlano di una “villa Adriana” già esistente prima delle grandi costruzioni del II secolo d.C. — il che suggerisce che il sito fosse già una proprietà, forse imperiale, forse familiare. Adriano ereditò forse un posto che i suoi lo avevano già abituato a considerare suo. Ma senza prove materiali nel terreno, questa rimane un’ipotesi. L’ipogeo del I-II secolo a.C. non la conferma del tutto. Però dimostra che quel terreno non era vergine. Qualcuno c’era già. E ha lasciato un buco nel suolo pieno di cocci.

Terrecotte con animali in fondo a una buca del I secolo a.C.

Nel riempimento dell’ipogeo i ricercatori hanno trovato decorazioni architettoniche in terracotta con motivi animali e frammenti ceramici vari. Non erano oggetti d’uso quotidiano: erano parti di un edificio — elementi costruttivi che qualcuno ha staccato, rotto e buttato via quando il posto è stato smantellato.

Una terracotta architettonica decorata non appartiene a un casolare qualunque. Appartiene a un edificio con pretese. Una villa suburbana, probabilmente — il tipo di posto che un romano benestante faceva costruire sulle colline di Tivoli per stare lontano dal caldo e dal frastuono della città. Finiti nella buca come scarti, quei materiali si sono conservati in un contesto stratigrafico chiuso e databile meglio di quasi tutto il resto del sito. Una discarica di duemila anni fa che funziona, per caso, da archivio.

Fiori tutto l’anno con un sistema di vasi intercambiabili

Nello stesso scavo, in uno dei peristili — i cortili porticati della villa — i ricercatori hanno trovato qualcosa di diverso: le tracce di un sistema di giardinaggio senza confronti nell’archeologia romana.

Il perimetro del cortile era organizzato con file compatte di vasi ceramici. L’ipotesi degli archeologi è un sistema di rotazione stagionale delle piante in fiore: quando una pianta appassiva, il vaso veniva tolto e sostituito con uno fresco. Giardino sempre in fiore, stagione dopo stagione, senza interruzioni visibili. Per farlo funzionare servivano un magazzino per i vasi fuori uso, personale che gestisse le rotazioni, una fornitura continua di piante fiorite. Era, in pratica, la logistica di un allestimento permanente — non un giardino nel senso ordinario, ma uno spettacolo ripetuto in continuazione, curato quanto una scenografia teatrale.

Chi abitava a Tivoli prima che Adriano decidesse di volerci stare

Adriano scelse Tivoli — quel punto preciso delle colline — su un terreno già occupato. Forse comprò la proprietà da chi ci abitava. Forse era già dei suoi. Forse c’era stata una sequenza di proprietari prima di lui, ognuno con il suo silo, le sue terracotte con gli animali, la sua idea di come si vivesse bene in collina.

L’ipogeo non risponde a queste domande. Le rende solo meno astratte.

Fenomeni simili emergono anche altrove: negli scavi sotto Notre Dame a Parigi, tre civiltà sovrapposte in quattro metri di terra hanno restituito ceramiche con segni rossi ancora illeggibili e una moneta di Costantino nascosta da sedici secoli.

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *