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Il ragno che si finge il fungo che uccide i ragni

Il ragno che si finge il fungo che uccide i ragni

Nella foresta amazzonica dell’Ecuador vive un ragno che ha scelto il travestimento più macabro possibile: si finge il fungo che di solito uccide i ragni come lui.

La specie si chiama Taczanowskia waska ed è stata descritta nel giugno 2026 sulla rivista Zootaxa da un gruppo internazionale di ricercatori. Il soprannome che le hanno dato dice già tutto: “il ragno Cordyceps”. E per capirlo serve fare un passo indietro, verso uno degli incubi più reali della natura.

Quando il predatore imita la propria condanna a morte

I funghi del genere Gibellula appartengono alla stessa famiglia del famigerato Cordyceps, quello che nella serie The Last of Us trasforma gli esseri umani in zombi. Nella realtà il bersaglio non siamo noi, ma i ragni. La spora attecchisce sul corpo dell’aracnide, lo divora dall’interno e poi fa spuntare dal cadavere dei filamenti pallidi, come piccole corna sfilacciate. È una delle morti più precise e silenziose del sottobosco tropicale.

Il dettaglio inquietante è che il fungo non lascia morire la sua vittima in un angolo qualsiasi. Spesso ne manipola il comportamento, spingendola a sistemarsi sotto una foglia, ben esposta, nella posizione ideale perché le spore possano poi piovere su altri ragni di passaggio. È un cadavere messo in vetrina. E proprio quella vetrina è il modello che il nostro ragno ha deciso di copiare.

Taczanowskia waska ha riprodotto esattamente quel cadavere. Dall’addome le spuntano strutture allungate e pallide che ricordano alla perfezione i corpi fruttiferi del fungo. Non è un vago “assomigliare”: è la copia fedele dell’aspetto di un suo simile già morto e infettato. Secondo i ricercatori del Leibniz Institute for the Analysis of Biodiversity Change, è il primo caso documentato al mondo di un ragno che imita un fungo capace di ucciderlo.

Il dettaglio che inganna anche gli scienziati

L’aspetto da solo non basterebbe. Quello che rende il trucco perfetto è il comportamento. Il ragno se ne sta immobile sotto le foglie, nello stesso identico punto in cui crescono i funghi Gibellula. Non si muove, non tesse, non scappa. Recita la parte del morto che continua a marcire.

Il travestimento è così convincente che durante una spedizione notturna nel corridoio Llanganates-Sangay, una delle aree più ricche di biodiversità del pianeta, i ricercatori hanno scambiato l’animale per un comune fungo. Hanno puntato la torcia, hanno visto quella che sembrava una muffa appesa a una foglia, e solo guardando meglio hanno capito che quella “muffa” aveva otto zampe.

Tutto è cominciato da una foto sbagliata su internet

La storia di questa scoperta non parte da un laboratorio, ma da una piattaforma usata dagli appassionati di natura. Qualcuno aveva caricato la foto dell’animale su iNaturalist catalogandolo, manco a dirlo, come un fungo. Sono stati altri utenti a notare qualcosa che non tornava in quel “fungo” e a far scattare l’indagine scientifica vera e propria.

Il naturalista Alexander Griffin Bentley lo aveva incrociato nel 2025 mentre accompagnava un gruppo per un’organizzazione di conservazione locale. Da lì il caso è finito sulle scrivanie dei tassonomi, che lo hanno confrontato con gli esemplari conservati nelle collezioni storiche dei musei. È così che un animale visto per caso da una guida turistica è diventato una specie nuova per la scienza.

Imitare un animale è comune, imitare un fungo no

In natura il mimetismo è ovunque. Ci sono insetti che sembrano foglie secche, serpenti innocui che copiano i colori di quelli velenosi, pesci che spariscono nella sabbia. Quasi sempre, però, l’imitazione punta a un altro animale o a una parte di pianta. Travestirsi da fungo è una scelta rarissima, e travestirsi dal fungo parassita della propria specie non si era mai visto prima.

È questo a rendere Taczanowskia waska un caso da manuale per chi studia l’evoluzione. Il ragno non ha solo cambiato il colore o la forma del corpo: ha incorporato nell’aspetto l’immagine della propria fine. La pressione dei predatori, generazione dopo generazione, ha premiato gli individui che somigliavano di più a un cadavere infetto, finché il bluff è diventato indistinguibile dall’originale persino per un occhio allenato.

Perché vestirsi da cadavere conviene

La domanda resta: a cosa serve travestirsi proprio da fungo, e per giunta dal fungo che ti ammazza? La spiegazione più probabile è che nessun predatore abbia voglia di mangiare quello che sembra un corpo già colonizzato dalle spore. Un uccello o una vespa che incrociano un ragno infetto dal Gibellula tirano dritto: quella preda è marcia, contaminata, inutile. Fingersi malato diventa così un’armatura.

C’è anche l’altra faccia della medaglia. Restando immobile e camuffato, il ragno può aspettare che le prede gli passino accanto senza sospettare nulla, fino al momento giusto per colpire. Lo stesso travestimento che lo protegge potrebbe renderlo un cacciatore più efficace.

Il genere Taczanowskia resta uno dei più misteriosi tra gli aracnidi: questi ragni si incontrano talmente di rado che gran parte della loro vita è ancora ignota. Di questa nuova specie sappiamo soprattutto una cosa, ed è già abbastanza per togliere il sonno: da qualche parte, sotto una foglia bagnata dell’Amazzonia, c’è un ragno che ha passato milioni di anni a perfezionare l’imitazione del proprio peggior nemico. E continua a riuscirci, immobile, mentre noi lo scambiamo per una muffa.

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