La scienza lo sapeva da decenni che esisteva. Non aveva mai provato a misurarlo davvero. La rete miceliale sotterranea dei funghi micorrizali arbuscolari si estende per circa 110 quadrilioni di chilometri — un miliardo di volte la distanza tra la Terra e il Sole. L’11 giugno 2026, il team della SPUN e dell’AMOLF Biophysics Institute ha pubblicato su Science la prima mappa globale di questa struttura. Fino a quel momento, nessuno sapeva quanto fosse grande. Ora lo sappiamo. E il numero è difficile da tenere in testa.
Cosa sono questi funghi e perché nessuno li vede
Non sono i porcini del bosco. Non fruttificano, non hanno cappello, non fanno niente di visibile. Vivono quasi interamente sottoterra, avvolti intorno alle radici delle piante con una rete di filamenti — le ife — sottili da 2 a 10 micrometri. Invisibili a occhio nudo.
Sono comparsi circa 450-500 milioni di anni fa. Prima che la maggior parte delle piante terrestri esistesse. Oggi si associano alle radici del 70% di tutte le specie vegetali terrestri. Non come parassiti. Come partner: danno qualcosa, prendono qualcosa, e l’accordo regge da mezzo miliardo di anni senza contratti scritti.
La rete miceliale sotterranea e le piante: uno scambio senza intermediari
I funghi portano alle piante acqua, fosforo e azoto da punti del suolo che le radici non raggiungerebbero. In cambio, le piante cedono loro fino al 20% del carbonio prodotto per fotosintesi. Non è carità. È un pagamento per un servizio preciso.
Le piante con reti micorrizali attive crescono più veloci, reggono meglio la siccità, si difendono meglio dai patogeni. Togliere questa relazione — come fa sistematicamente l’agricoltura intensiva — ha un costo biologico reale: resa inferiore, dipendenza dai fertilizzanti chimici che sostituiscono quello che i funghi facevano gratis da secoli.
Come hanno costruito la mappa
Justin Stewart (SPUN) e Corentin Bisot (AMOLF Biophysics Institute) hanno raccolto dati da oltre 16.000 campioni di suolo: deserti, tundra artiche, foreste tropicali. Su quei dati hanno addestrato modelli di machine learning per stimare la densità delle reti dove non c’erano campioni diretti. Per calibrare i modelli, hanno usato l’imaging robotico di oltre 300.000 ife vive in laboratorio.
Non è stata una passeggiata metodologica. Ma il risultato è la prima stima globale mai calcolata di lunghezza e massa di questa rete nascosta.
I numeri della rete miceliale sotterranea: 110 quadrilioni di km
110 quadrilioni di chilometri. Equivale a 68 quadrilioni di miglia. Un miliardo di volte la distanza Terra-Sole. La massa totale di carbonio contenuta in questi filamenti: circa 300 megatoni — da quattro a sei volte il peso complessivo di tutta l’umanità vivente.
E in un cucchiaino di suolo fertile sano possono trovarsi fino a 10 metri di questa rete. È ovunque. Solo che non si vede.
Il ruolo climatico che mancava dai calcoli
Questi funghi catturano carbonio. Ogni anno sequestrano nel suolo una quantità di CO₂ equivalente a circa 4 miliardi di tonnellate — l’11% delle emissioni globali da combustibili fossili. Non è una stima ottimistica: è la cifra che emerge dalla mappa.
Lo fanno in due modi. Immagazzinano carbonio nei filamenti stessi. E stabilizzano il suolo, rallentando la decomposizione della sostanza organica. Questa variabile mancava quasi completamente dai modelli climatici. Adesso c’è.
Il 90% non è protetto da niente
Il 90% delle comunità fungine globali non ha alcuna protezione normativa. Zero. L’agricoltura intensiva — aratura profonda, fungicidi, fertilizzanti fosfatici — riduce la densità dei funghi AM nelle aree coltivate. Il meccanismo è semplice: se una pianta riceve fosforo in abbondanza dai fertilizzanti, smette di investire nella simbiosi fungina. Non ne ha più bisogno nel breve periodo. Nel lungo periodo, il suolo perde struttura, la rete si assottiglia, e l’assorbimento di fosforo cala del 40% o più rispetto ai suoli con reti micorrizali intatte.
Poi l’erosione accelera, la biodiversità cala, il sequestro di carbonio si riduce. La catena parte dal suolo e finisce nell’atmosfera.
Del resto, la biologia sotterranea e quella in superficie si intrecciano in modi che ancora stiamo imparando a leggere: anche le grandi scimmie hanno sviluppato una conoscenza pratica delle piante, scegliendo specie precise per automedicarsi — un’altra forma di intelligenza biologica costruita nel tempo, lontano dai laboratori.
Cosa cambia adesso
Prima di questo studio sapevamo che la rete miceliale sotterranea esisteva. Non sapevamo quanto fosse grande, dove si concentrasse, quanto pesasse nel bilancio del carbonio globale. Adesso c’è una prima risposta quantitativa.
Questo cambia quello che si può fare: identificare i hotspot di biodiversità fungina ancora intatti e tutelarli prima che spariscano. Costruire modelli climatici che finalmente includano questa variabile. Calcolare il costo biologico reale — non solo economico — dell’agricoltura industriale.
Il suolo non era un substrato passivo su cui appoggia la vita. Era già una rete. La mappa di SPUN è solo il momento in cui abbiamo smesso di ignorarlo.
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