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Nuovo stato della materia creato col campo magnetico

Nuovo stato della materia creato col campo magnetico

Nel maggio 2026, due fisici della California Polytechnic State University hanno pubblicato su Physical Review B la dimostrazione che un campo magnetico che oscilla nel tempo può generare un nuovo stato della materia — uno stato che non esiste in nessun materiale statico in natura. Il lavoro non chiude un buco nella teoria: apre una categoria nuova.

I due ricercatori si chiamano Ian Powell, professore di fisica, e Louis Buchalter, che ha preso il bachelor alla Cal Poly nel 2025. Il paper si intitola “Flux-Switching Floquet Engineering”, uscito il 1° maggio 2026 su Physical Review B 113, 195103.

Cosa succede quando il campo magnetico pulsa

Il punto di partenza è il modello di Harper-Hofstadter: una griglia bidimensionale quadrata attraversata da elettroni in un campo magnetico perpendicolare. Variando l’intensità di quel campo, lo spettro energetico degli elettroni prende la forma di una farfalla frattale — la “farfalla di Hofstadter”, pubblicata nel 1976 da Douglas Hofstadter sullo stesso Physical Review B. Cinquant’anni esatti prima di questo paper.

In quella versione il campo è costante. Powell e Buchalter hanno cambiato una cosa sola: il campo magnetico non resta fisso, ma commuta periodicamente tra due valori — il cosiddetto flux switching. Il risultato è una farfalla di Hofstadter che si sdoppia. Le bande di energia delle due versioni si sovrappongono; le regioni piene dell’una cadono nelle lacune dell’altra.

In quelle lacune compaiono stati quantistici di tipo topologico senza equivalente in nessun sistema in equilibrio. Per trovarli non serve un materiale nuovo. Serve un ritmo.

Un nuovo stato della materia che solo il tempo rende possibile

La fisica dei materiali cataloga le fasi: solido, liquido, gas, superconduttore, isolante topologico, superfluido. Ogni fase ha una configurazione degli elettroni che regge da sola, senza nessuno che la sostenga dall’esterno.

Il nuovo stato della materia identificato dalla Cal Poly non funziona così. Esiste solo perché qualcosa lo tiene in moto: una forza periodica esterna, in questo caso il campo magnetico che commuta. La tecnica si chiama Floquet engineering, dal nome del matematico francese Gaston Floquet che nel 1883 studiò le equazioni differenziali con coefficienti periodici. Applicata ai sistemi quantistici, l’idea è che un materiale guidato periodicamente smette di obbedire alle regole dei sistemi in equilibrio — il tempo cessa di essere una variabile e diventa un ingrediente strutturale.

Secondo il comunicato ufficiale della Cal Poly, Powell spiega così il risultato: «le proprietà utili di un materiale non dipendono solo da cosa è fatto, ma da come viene guidato nel tempo». Non occorre sintetizzare un nuovo composto o trovare un metallo raro. Basta un campo magnetico oscillante applicato a un reticolo già noto.

Il nuovo stato della materia che resiste agli errori

I computer quantistici hanno un problema che ancora non è risolto: gli stati usati per codificare i qubit durano poco. Una vibrazione termica di pochi millikelvins, un campo elettromagnetico spurio da un cavo vicino, e l’informazione è persa. Il sistema spende più tempo a correggere errori che a calcolare.

Gli stati topologici hanno una proprietà diversa. Non sono più isolati dall’ambiente — non lo sono — ma la loro struttura matematica li protegge in un modo specifico: distruggerli richiede una perturbazione globale, non un errore puntuale.

Gli stati Floquet calcolati da Powell e Buchalter aggiungono qualcosa in più: appartengono a una classe che in un sistema statico semplicemente non esiste. Non c’è una fase di equilibrio equivalente in cui potrebbero “cadere” spontaneamente. Questo non li rende indistruttibili — il sistema deve restare in moto — ma i disturbi che li colpiscono sono di una tipologia più circoscritta e più prevedibile.

La farfalla di Hofstadter intrecciata

La farfalla originale di Hofstadter è un frattale: se si tracciano le energie consentite agli elettroni in funzione del campo magnetico, il grafico si ramifica in strutture autosimili a ogni scala. Quando il campo corrisponde a un numero razionale in certe unità, le bande si spezzano in sottobande; quando è irrazionale, lo spettro diventa un insieme di Cantor — infinitamente frammentato, mai continuo. Hofstadter la calcolò nel 1976, e ci volle quasi mezzo secolo per vederla davvero in un sistema fisico reale.

La versione che emerge dal flux switching ha due set di bande sovrapposti, uno per ciascun valore del campo alternante. Dove le bande dell’uno lasciano un vuoto, ci finisce l’altro. È in quei vuoti che si aprono le fasi topologiche nuove. Non compaiono nella farfalla statica perché non possono: richiedono la commutazione per esistere.

Il paper è teorico. Il materiale che realizzerebbe questa configurazione non è ancora stato costruito, almeno non con i parametri precisi del modello di Powell e Buchalter. Il paper è una mappa: griglia bidimensionale, campo magnetico che commuta tra due valori a frequenza controllata, temperatura vicina allo zero assoluto. Queste sono le coordinate. Trovare il nuovo stato della materia in laboratorio è il passo successivo, e tocca ad altri farlo.

Nel 1976 Hofstadter aveva calcolato la sua farfalla come esercizio di teoria pura. Da quella struttura sono venuti gli isolanti topologici, parte della fisica del grafene, diversi lavori alla base dei computer quantistici attuali. Adesso, sulla stessa rivista, c’è una farfalla che si intreccia con se stessa. Dove porta non è ancora chiaro.

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