Binyamina, 15 giugno 2026. Nel penultimo giorno di cantiere per l’ampliamento della ferrovia costiera israeliana, una squadra di archeologi ha rimosso l’ultimo strato di terra da una fossa di raccolta del mosto. Sotto: due volti in marmo, adagiati a faccia in giù, intatti.
Il caso delle statue romane vasca vino di Binyamina ha fatto il giro delle testate di archeologia in meno di 48 ore. L’Autorità Israeliana per le Antichità ha annunciato il ritrovamento il 15 giugno; tre giorni dopo era già argomento del convegno «In the Center VII» al Museo Eretz Israel di Tel Aviv, in collaborazione con l’Università di Tel Aviv e l’Università Bar-Ilan.
Statue romane vasca vino: il ritrovamento
I due busti erano adagiati con cura nella vasca di raccolta del mosto di un antico torchio romano-bizantino abbandonato da secoli. Non erano caduti per caso, non erano stati abbandonati in fretta. Erano stati posati a faccia in giù, in modo deliberato. Come si mette via qualcosa che si vuole ritrovare — o che non si vuole far trovare.
Pesano circa 60 chili ciascuno, misurano quasi 60 centimetri di altezza. Il marmo è bianco, la lavorazione fine, nessuna frattura visibile. Uno stato di conservazione che gli archeologi dell’Autorità Israeliana per le Antichità hanno definito «eccezionale».
Il sito si trova a sessanta chilometri a nord di Tel Aviv, a circa dieci chilometri da Cesarea Marittima. Secondo il Times of Israel, i ricercatori hanno parlato di «una scoperta una volta nella vita». I busti risalgono alla fine del III o all’inizio del IV secolo d.C. Erano lì da 1.700 anni.
Chi era Licurgo e cosa ci fa il suo nome su un busto del III secolo
Sul fianco destro di uno dei due busti è incisa in greco antico una sola parola: Λυκοῦργος. Licurgo.
Nella storia greca ci sono almeno due figure celebri con quel nome. Il leggendario legislatore di Sparta — secondo la tradizione colui che scrisse le leggi che trasformarono la città in una macchina militare, vissuto forse nell’VIII o nel VII secolo a.C. E Licurgo di Atene, statista del IV secolo a.C., che gestì le finanze pubbliche durante uno dei periodi più ricchi della città.
Quale dei due raffigura il busto? Gli archeologi non lo sanno. L’iscrizione indica un nome, non un’identità. I ricercatori non hanno ancora stabilito se si tratti di un ritratto storico o di una rappresentazione ideale — una delle tante copie romane di originali greci che arredavano le dimore patrizie dell’impero.
Statue romane vasca vino: perché erano a faccia in giù
La posizione dei busti nella fossa del mosto è uno dei dettagli più strani della scoperta. Non è un dettaglio marginale: qualcuno, in un momento preciso della storia, ha preso due oggetti di marmo da 60 chili ciascuno e li ha appoggiati con cura a faccia in giù in un torchio abbandonato.
La teoria più solida è che le statue provenissero da una villa o da un complesso termale vicino, appartenente all’aristocrazia di Cesarea Marittima. Nelle stesse aree erano già stati trovati in precedenti scavi i resti di edifici residenziali di alto livello.
Quando quella villa fu abbandonata — probabilmente tra il IV e il V secolo, durante le trasformazioni politiche e religiose che ridisegnarono l’impero — qualcuno nascose le statue nel torchio. Forse per proteggerle dal saccheggio. Forse perché aveva capito che stava arrivando qualcosa di brutto. Forse per ragioni che non sapremo mai.
Cesarea Marittima e il marmo che arrivava dal mare
Le protomi — sculture che rappresentano testa e busto superiore, senza braccia né corpo — erano un genere decorativo comune nelle dimore patrizie romane. Che due esemplari di questa qualità si trovassero nell’entroterra di Cesarea non è casuale.
Cesarea fu la capitale della provincia romana della Giudaea dal 6 d.C. e uno dei porti più attivi del Mediterraneo orientale. Le élite di Cesarea erano ricche e lo mostravano: importavano gusti estetici — e probabilmente anche artigiani — direttamente da Roma e dall’Egitto. Il marmo bianco dei due busti non era locale. Arrivava probabilmente via mare, dalle cave del Mediterraneo orientale.
La lavorazione è accurata, le proporzioni calibrate. Non erano pezzi di arredo secondari.
I due busti sono attualmente in fase di studio. Il mistero su chi li aveva nascosti, e perché, è ancora aperto.
Lascia un commento