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Isola dei Fagiani: cambia nazione ogni sei mesi

Isola dei Fagiani: cambia nazione ogni sei mesi

Il 1° agosto, funzionari di Hendaye salgono su una barca e attraversano il Bidasoa. Dall’altra parte li aspettano quelli di Irún. Si incontrano sull’Isola dei Fagiani — duecento metri di terra piatta, un obelisco, nessun abitante — e firmano un verbale. Da quel momento l’isola smette di essere spagnola e diventa francese. Il 1° febbraio succede il contrario. Dal 1856, senza mai saltare un appuntamento, questo isolotto ha cambiato sovranità circa 700 volte. Nessun altro posto al mondo funziona così.

Dove si trova l’Isola dei Fagiani

Il Bidasoa segna il confine tra Francia e Spagna nei Paesi Baschi. L’isola sta esattamente in mezzo, equidistante da Hendaye da un lato e Irún dall’altro. Duecento metri di lunghezza, qualche albero, un obelisco. Nient’altro. Nessuna casa, nessun residente, nessun accesso pubblico. L’unica barca che attracca qui è quella delle autorità municipali, due volte l’anno.

Non esistono traghetti né visite guidate. Per vederla da vicino bisogna noleggiare una barca privata, navigare fino al confine e guardarla dall’acqua. È sempre stato così. Il nome, “Isola dei Fagiani”, non ha un’origine certa: alcune fonti lo collegano agli uccelli che la popolavano, altre a una storpiatura di toponimi baschi. In ogni caso, non ci sono fagiani sull’isola da almeno due secoli.

Giugno 1660: il giorno in cui è cominciato tutto

Sull’isola vengono eretti due padiglioni separati da una tenda al centro. Luigi XIV di Francia e Filippo IV di Spagna si siedono ognuno nel proprio spazio. Nessuno dei due mette piede nel territorio dell’altro. Su quel palco neutro firmano il Trattato dei Pirenei, che chiude decenni di guerra tra le due corone. È lo stesso giorno in cui Maria Teresa d’Austria viene consegnata come sposa al Re Sole.

L’isola diventa in quel momento un luogo simbolico: il posto dove due potenze si guardano in faccia senza dover cedere terreno, letteralmente. Ma proprio per questo nessuno vuole farsene carico in via definitiva. Rimane sospesa, senza un padrone riconosciuto, per quasi due secoli.

Nel 1856 il Trattato di Bayonne chiude il conto: sovranità alternata ogni sei mesi. Dal 1° febbraio al 31 luglio tocca alla Spagna. Dal 1° agosto al 31 gennaio, alla Francia. Non è co-governo. È un turno, preciso come un cambio di guardia.

La cerimonia dell’Isola dei Fagiani ogni sei mesi

Il primo febbraio e il primo agosto, una delegazione si riunisce vicino all’obelisco. Nessun discorso, nessuna folla. I sindaci di Hendaye e Irún — o i loro rappresentanti — si scambiano la responsabilità amministrativa dell’isolotto. Sull’isola non ci sono bandiere permanenti da ammainare. Solo un verbale, una stretta di mano. Il tutto dura pochi minuti, poi ognuno torna sulla propria sponda.

Il diritto internazionale non sa bene cosa farsene

Il condominium in diritto internazionale è un territorio governato da più stati insieme, nello stesso momento. L’Isola dei Fagiani non funziona così: un governo alla volta, mai sovrapposti. Prima uno, poi l’altro, sempre in sequenza. I giuristi la chiamano condominium alternato e in tutto il diritto internazionale moderno non esiste un secondo caso documentato ancora in vigore.

Anomalie di confine simili esistono altrove. Al villaggio di Baarle, tra Belgio e Olanda, il confine passa dentro cucine e salotti: una stanza belga, quella accanto olandese. Ma anche lì ogni centimetro sa a chi appartiene, in modo fisso, per sempre. Sull’Isola dei Fagiani la risposta alla domanda “di chi è?” dipende da quando la fai.

Cosa significa cambiare sovranità 700 volte

Dal 1856 ad oggi il conto è arrivato a circa 700 passaggi. Due guerre mondiali. La dittatura franchista in Spagna. L’occupazione tedesca della Francia. L’ingresso nell’Unione Europea. Niente ha fermato la turnazione. Nel 1940, con Pétain a Vichy e Franco a poche centinaia di metri, il trasferimento avvenne comunque, in silenzio. Non risultano interruzioni, deroghe o proroghe documentate per nessuno di questi eventi. La burocrazia del confine reggeva dove la politica avrebbe potuto spezzare tutto.

Sull’isola oggi non c’è nulla da gestire. Duecento metri di terra spoglia nel mezzo di un fiume. Ogni sei mesi due delegazioni si incontrano lo stesso, si passano un verbale, e tornano a casa. Il meccanismo non serve a niente di pratico. Sopravvive perché smettere richiederebbe di mettersi d’accordo su come farlo — e in quattro secoli nessuno ha mai avuto voglia di provarci. Il prossimo passaggio è il 1° agosto.

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