Lago Vostok Antartide: sotto quasi quattro chilometri di ghiaccio, nell’Antartide orientale, il lago sepolto più grande del pianeta non è un’anomalia isolata. Lo hanno scoperto alcuni geofisici che stavano riesaminando decenni di dati radar e gravimetrici raccolti sui sorvoli del continente: il bacino che ospita il lago fa parte di una rete di depressioni a forma di ventaglio, larga quanto un intero paese europeo, rimasta invisibile finché nessuno aveva messo insieme i pezzi su un’unica mappa.
Nessuno è mai sceso fin laggiù a misurare la roccia con mano: la mappa è nata incrociando decenni di dati raccolti da aerei attrezzati con radar capaci di vedere attraverso il ghiaccio, insieme a rilievi gravimetrici e magnetici registrati da satelliti in orbita sopra il continente. Presi uno per uno, quei dati raccontavano storie separate: un bacino qui, un altro lì, senza un disegno comune. Messi insieme in un unico modello, hanno rivelato una geometria che nessuno aveva notato prima, nascosta sotto una calotta che supera i tre chilometri di spessore — e che sopra il lago Vostok sfiora i quattro. Un dettaglio da solo sufficiente a spiegare perché nessuno l’avesse vista fino ad ora.
Il lago Vostok Antartide è davvero un’eccezione?
Per decenni i glaciologi hanno trattato il bacino di Vostok, quello di Wilkes e quello di Aurora come tre strutture separate, tre depressioni scavate nella crosta in momenti diversi della storia geologica. Lo studio pubblicato su Nature Geoscience il 3 giugno 2026 ribalta questa lettura: i tre bacini, insieme ad altri meno noti, appartengono a un’unica provincia geologica a forma di ventaglio, generata da un processo che i ricercatori chiamano “estensione rotazionale distribuita”.
Il paragone che usano è quello di una mano: il polso resta fermo mentre le dita si allargano verso l’esterno. Applicato alla crosta antartica, significa che un punto è rimasto fisso mentre il resto del continente si stirava lentamente, per milioni di anni, aprendo un ventaglio di depressioni sempre più ampie man mano che ci si allontana dal centro.
Cosa c’entra il lago Vostok Antartide con l’Australia
Il ventaglio non è un capriccio isolato della crosta antartica: sembra essere una cicatrice della rottura del supercontinente Gondwana, la stessa serie di eventi tettonici che ha separato l’Antartide dall’Australia decine di milioni di anni fa. Secondo lo studio, la struttura potrebbe essersi formata in più fasi, alcune legate proprio a quella separazione: il continente ghiacciato conserverebbe così, sepolta sotto il ghiaccio, la mappa di come si è staccato da un altro continente.
Cosa cambia oggi per chi studia i ghiacci antartici?
Il lago Vostok, il più grande dei laghi subglaciali conosciuti, resta isolato dall’atmosfera terrestre da circa 15 milioni di anni sotto uno strato di ghiaccio profondo quasi 4.000 metri: un mondo chiuso, buio e sotto pressione, che finora gli scienziati avevano studiato come un caso a sé. Sapere che si trova al centro di una rete di bacini collegati cambia il modo in cui i glaciologi leggono il comportamento del ghiaccio che sta sopra.
La forma del terreno sotto la calotta decide infatti come e dove il ghiaccio scivola più in fretta verso il mare: bacini profondi e allungati come quelli appena mappati possono incanalare il flusso proprio come farebbe una valle con un fiume. Capire che i bacini di Wilkes, Aurora e Vostok comunicano tra loro, invece di essere isolati, costringe a ricalcolare i modelli usati per stimare quanto e come l’Antartide orientale reagirà al riscaldamento nei prossimi decenni.
Per farsi un’idea delle dimensioni in gioco basta un confronto: la provincia a ventaglio individuata dai ricercatori si estende per centinaia di chilometri in ogni direzione, un’area paragonabile per estensione a un intero paese di medie dimensioni, eppure è rimasta indivisa e senza nome fino a questo studio. Il lago Vostok da solo misura circa 250 chilometri di lunghezza e oltre 50 di larghezza, ma nella nuova mappa smette di essere un’eccezione isolata e diventa una delle tante depressioni allineate lungo lo stesso ventaglio, come le rientranze di una conchiglia aperta a metà.
Resta aperta una domanda che nessuno dei ricercatori ha ancora risolto: se il ventaglio si è aperto attorno a un punto rimasto fermo, cosa teneva fermo proprio quel punto — e cosa succederebbe se quell’ancora geologica, sepolta sotto chilometri di ghiaccio, non fosse più stabile quanto sembra oggi.
Per ora quella roccia resta a tre chilometri di distanza da qualunque trapano, raggiungibile solo attraverso radar, gravimetri e modelli al computer: uno dei pochi angoli della Terra di cui esiste una mappa più dettagliata della superficie che nasconde.
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