A 57 anni luce dal Sole, nella costellazione della Vergine, orbita un oggetto che gli astronomi non sono ancora riusciti a etichettare con certezza. GJ 504 b gira attorno a una stella quasi identica al Sole. Ha una massa che oscilla tra le 4 e le 25 volte quella di Giove, a seconda di come si calcola l’età del sistema. Ed è finito così vicino al confine tra pianeta e nana bruna stella mancata che il dibattito sulla sua natura va avanti dal 2013. A giugno 2026 il telescopio spaziale James Webb ha osservato per la prima volta lo spettro della sua atmosfera. Dentro, oltre a vapore acqueo, metano e anidride carbonica, c’era qualcosa che nessuno aveva mai confermato direttamente in un oggetto così freddo: nuvole di sale.
Che cos’è una nana bruna stella mancata?
Le nane brune non sono né pianeti né stelle vere. Sono oggetti che si sono formati come stelle — da una nube di gas che collassa su se stessa — ma non hanno mai raggiunto la massa necessaria per accendere la fusione dell’idrogeno nel nucleo. Il limite si aggira attorno alle 13 masse di Giove. Sotto quella soglia resta un pianeta. Sopra, comincia a bruciare il deuterio, ma senza mai diventare una stella vera e propria. GJ 504 b, con le sue 20-25 masse gioviane secondo le stime più recenti, galleggia esattamente su quella linea.
Perché si chiama nana bruna stella mancata
L’espressione non è un modo di dire giornalistico: è come gli astrofisici stessi descrivono questi oggetti nei paper. Una nana bruna nasce con l’ambizione di una stella e si ritrova a raffreddarsi lentamente per miliardi di anni, cambiando colore e composizione atmosferica man mano che perde calore. Quando GJ 504 b fu fotografato per la prima volta nel 2013 dal progetto SEEDS con il telescopio Subaru alle Hawaii, il team lo classificò come pianeta gigante grazie a una stima dell’età del sistema di appena 160 milioni di anni. Le analisi successive hanno spostato quella stima verso i 2,5-4 miliardi di anni: più vecchio è il sistema, più l’oggetto deve essere massiccio per emettere la luce osservata. Sulla carta, un pianeta gigante è diventato quasi una nana bruna stella mancata.
Il colore rosa che ha confuso gli astronomi per tredici anni
Fin dalla scoperta, GJ 504 b è stato soprannominato il «pianeta rosa» per il colore magenta spento che mostra nelle immagini a infrarossi — insolito tra gli oggetti di questo tipo, quasi sempre osservati in tonalità rosso scuro o marrone. Con una temperatura di circa 290 °C, simile a quella dentro un forno da pane appena acceso, l’oggetto è troppo debole e troppo freddo perché i telescopi da terra riuscissero a catturarne lo spettro in dettaglio. Per tredici anni gli astronomi hanno potuto solo ipotizzare cosa producesse quella sfumatura: un’atmosfera priva delle nubi dense che di solito diffondono la luce blu, oppure una composizione chimica particolare, ricca di ammoniaca e povera di metano. Erano solo ipotesi, appunto.
Le nuvole di sale che nessuno aveva mai visto davvero
A risolvere il dubbio è stato il James Webb, unico strumento abbastanza sensibile da isolare la luce infrarossa di GJ 504 b da quella, molto più intensa, della sua stella. Lo studio, guidato da Aneesh Baburaj della Northwestern University e pubblicato il 18 giugno 2026 su The Astronomical Journal, ha trovato acqua, metano, anidride carbonica e ammoniaca — ma il dato che ha sorpreso di più riguarda le nuvole. Il modello che meglio riproduce lo spettro osservato prevede una foschia di sali alcalini condensati, un fenomeno teorizzato più di quindici anni fa per gli oggetti sostellari freddi ma mai confermato con dati diretti. GJ 504 b diventa così il primo caso concreto in cui questa previsione trova conferma osservativa.
Un’atmosfera più simile a un vulcano che a Giove
Le nuvole di sale non fluttuano come i cirri terrestri: si formano quando i vapori di sodio e potassio, spinti dal calore interno verso l’alto, incontrano temperature abbastanza basse da condensare in minuscoli cristalli, un processo più vicino alla chimica di un camino industriale che a quella di un cielo. È lo stesso tipo di stranezza atmosferica osservata di recente su un altro pianeta seguito dal Webb, dove le due metà mostrano atmosfere completamente diverse tra loro: la stessa missione sta dimostrando che le regole valide per Giove o Saturno smettono di funzionare non appena si cambia stella, età o distanza.
Resta aperta la domanda sulla vera identità di GJ 504 b: pianeta gigante formatosi per accrescimento di materiale attorno alla sua stella, oppure nana bruna nata per collasso diretto di una nube di gas, come le stelle vere. Il team di Baburaj indica che le prossime osservazioni del Webb, previste per la fine del 2026, puntano a misurare con più precisione l’abbondanza dei metalli nell’atmosfera — l’unico dato che potrebbe finalmente spostare l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.
Il confine tra una stella vera e un oggetto che le somiglia soltanto non riguarda solo le nane brune: un nuovo studio propone persino un modo per riconoscere una sfera di Dyson proprio perché apparirebbe troppo fredda per essere una stella vera.
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