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Il cane orso miocene chiuso in un cassetto 30 anni

Il cane orso miocene chiuso in un cassetto 30 anni

Un cranio schiacciato, tirato fuori dal terreno di Els Casots, vicino Barcellona, nel 1991. Per trent’anni è rimasto chiuso in un cassetto del Museo di Scienze Naturali di Sabadell, catalogato come “amphicyonide indeterminato”. Solo nel 2026 un gruppo di paleontologi lo ha riesaminato dente per dente. Il verdetto: una specie mai descritta prima, il cane orso miocene oggi noto come Paludocyon moyasolai.

Perché il cane orso miocene non è né cane né orso?

Il nome comune “cane orso” trae in inganno, ed è proprio questo il punto: gli amphicyonidi non discendono né dai canidi né dagli orsi. Sono una famiglia a sé, estinta da milioni di anni, che ha sviluppato per conto proprio una via di mezzo tra i due corpi. Il Paludocyon moyasolai pesava tra 50 e 70 chili, quanto un grosso cane da lavoro, ma la struttura del cranio e la disposizione dei denti raccontano un animale con abitudini tutte sue.

Viveva circa 15,9 milioni di anni fa, nel primo Miocene medio, in una pianura alluvionale che oggi corrisponde al bacino del Vallès-Penedès, in Catalogna. Non era un gigante: la sua forza stava altrove, nella meccanica della masticazione.

I denti che tradiscono il cane orso miocene

Gli autori dello studio, pubblicato sul Journal of Mammalian Evolution, hanno isolato un dettaglio che nessun’altra specie del genere Paludocyon possiede: il secondo molare superiore è insolitamente più largo del primo, e il terzo molare superiore è enorme rispetto agli standard della famiglia. Sono proporzioni che, in un carnivoro, tradiscono il tipo di preda: molari robusti e premolari ridotti indicano una dieta quasi esclusivamente a base di carne, non le ossa spolpate di uno spazzino.

Con quella dentatura, il Paludocyon moyasolai puntava cervidi, bovidi antichi e piccoli suidi: animali di taglia media, abbastanza grandi da giustificare un morso specializzato, abbastanza piccoli da poter essere abbattuti in solitaria. Un predatore di nicchia, insomma, in un ecosistema dove branchi di carnivori più grandi si contendevano le prede più vistose.

Quanti altri cane orso miocene si nascondono in un bacino solo?

Il bacino del Vallès-Penedès non è un giacimento qualunque. Le stesse colline a sud di Barcellona hanno già restituito resti di primati del Miocene diventati celebri nei manuali di paleontologia, e continuano a produrre fossili da oltre un secolo di scavi. Con quel ritmo, un cranio isolato di amphicyonide non finisce subito sotto i riflettori. Viene catalogato. Poi accantonato, in attesa che qualcuno abbia il tempo — e il confronto giusto con altri esemplari del genere — per capire se si tratta di una specie già nota o di qualcosa di nuovo.

Gli amphicyonidi, va detto, non erano una rarità nel Miocene: per circa venti milioni di anni hanno occupato in Eurasia e Nord America il ruolo di grandi predatori terrestri, prima che orsi moderni e grandi felini li rimpiazzassero quasi ovunque nel tardo Miocene. Ogni nuova specie descritta, come il Paludocyon moyasolai, aggiunge un tassello a una mappa più ampia: quella di come, prima che i cani e gli orsi come li conosciamo oggi si affermassero, un’intera famiglia di predatori “intermedi” abbia dominato per milioni di anni senza lasciare discendenti diretti.

Un fossile può aspettare trent’anni per avere un nome?

Il caso di Els Casots non è un’eccezione isolata nei musei di paleontologia: reperti scavati durante campagne sul campo finiscono spesso in collezioni sterminate, in attesa di uno specialista libero e di un confronto sistematico con il resto del genere. Qui il confronto ha richiesto un lavoro internazionale — ricercatori dell’Institut Català de Paleontologia Miquel Crusafont, del Museo Nazionale di Scienze Naturali del CSIC, delle università di Valencia, Barcellona e Madrid, fino a un museo in Sudafrica — per stabilire con certezza che quel cranio schiacciato non assomigliava a nessuna specie già nota.

Il nome scelto, moyasolai, è un omaggio al paleontologo Salvador Moyà-Solà, che ha contribuito per decenni allo studio dei mammiferi del Miocene europeo. Els Casots, il sito dove il cranio è stato trovato, diventa così la località di riferimento mondiale per questa specie: chiunque in futuro voglia confrontare un altro fossile di Paludocyon moyasolai dovrà partire da lì.

Resta un dettaglio che i ricercatori non possono ancora spiegare: perché proprio quelle proporzioni dentarie, così diverse dalle altre specie del genere, si siano fissate in una popolazione isolata nel bacino del Vallès-Penedès e non altrove. Il cassetto del museo di Sabadell, per ora, ha restituito solo un cranio. Il resto dello scheletro — e la risposta a quella domanda — potrebbe essere ancora sotto terra, da qualche parte tra Barcellona e i suoi dintorni.

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