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ONU, al via la governance intelligenza artificiale

ONU, al via la governance intelligenza artificiale

Il 6 luglio Ginevra ha aperto i battenti del primo Global Dialogue on AI Governance delle Nazioni Unite: due giorni dedicati alla governance intelligenza artificiale, con tutti i 193 Stati membri dell’ONU seduti allo stesso tavolo insieme a imprese tecnologiche, università e organizzazioni della società civile. Non era mai successo prima: governi e big tech nella stessa stanza a discutere regole comuni per un settore che, lo dicono in tanti, corre più veloce di quanto le istituzioni riescano a starci dietro.

Ginevra apre il dialogo sulla governance intelligenza artificiale

Ad aprire i lavori è stato il segretario generale António Guterres, e l’ha fatto con un’immagine che nel giro di poche ore è finita ovunque: il “vibe-coding”, cioè lasciare che sia l’IA a scrivere codice senza controllarlo davvero, fidandosi del fatto che “sembra funzionare”. Da lì Guterres è passato dritto al punto: “Non possiamo vibe-codare la verità. Non possiamo vibe-codare il futuro dell’umanità.” Poi la sintesi di tutto il discorso, in tre frasi: “Se l’IA deve essere potente, deve essere governata. Se l’IA deve essere affidabile, chi la costruisce deve risponderne. Se l’IA deve essere globale, deve essere equa.”

Che tutti e 193 gli Stati membri siano seduti insieme non è un dettaglio da poco. Fino a ieri i tentativi di regolare l’IA a livello internazionale erano un puzzle di iniziative regionali — l’AI Act europeo, per dire — e accordi volontari tra singole aziende e governi, ognuno per conto suo. A Ginevra si prova a portare tutto su un piano davvero multilaterale. Un testo vincolante, però, per ora non c’è, e non sembra essere nei piani nemmeno a breve.

Scienziati e governance intelligenza artificiale: il monito di Bengio

Ad accompagnare l’apertura del dialogo è arrivato anche un rapporto scientifico, e ha pesato parecchio sui lavori. L’Independent International Scientific Panel on AI — 40 esperti, co-presieduto dal pioniere del deep learning Yoshua Bengio e dalla giornalista premio Nobel Maria Ressa — ha pubblicato il 1° luglio una versione preliminare con una conclusione che non lascia molto spazio all’ottimismo: “La scienza al momento non può garantire che, con l’aumentare delle capacità, l’IA non causi danni catastrofici.” Due i punti su cui il rapporto insiste: le capacità dei sistemi di intelligenza artificiale crescono più in fretta di quanto i governi riescano a capirle e regolarle, e nessuno, oggi, può garantire a livello tecnico che i sistemi più avanzati seguano in modo affidabile le istruzioni degli esseri umani.

Bengio, uno dei ricercatori più citati al mondo nel campo del deep learning, da anni chiede la stessa cosa: organismi scientifici indipendenti che affianchino i governi nelle decisioni su IA e sicurezza, sul modello dei panel intergovernativi che esistono già per il clima. Il rapporto presentato a Ginevra è il primo risultato concreto di quella battaglia. E arriva mentre i laboratori — OpenAI, Google, Anthropic, per citarne alcuni — continuano a rilasciare modelli sempre più capaci, con tempi di revisione della sicurezza che si accorciano invece di allungarsi.

I killer robot nel mirino di Guterres

Il passaggio più duro del discorso di Guterres, però, ha riguardato tutt’altro: le armi autonome, i cosiddetti “killer robot”, sistemi capaci di scegliere e colpire un bersaglio senza che un essere umano metta becco nella decisione. Nessun giro di parole, da parte del segretario generale dell’ONU: “Moralmente ripugnanti. Politicamente inaccettabili. E devono essere vietati dal diritto internazionale.” È la richiesta più netta uscita dal primo giorno di lavori, e riporta al centro del dibattito multilaterale un tema che da anni restava impantanato nei negoziati tecnici di Ginevra sulle armi convenzionali, sotto l’egida della Convenzione su alcune armi convenzionali (CCW).

Il fatto che arrivi proprio dentro una cornice più ampia, dedicata alla governance dell’IA civile, potrebbe dare la spinta che finora è mancata: un trattato specifico non c’è mai stato, anche perché alcune potenze militari non hanno alcuna intenzione di accettare vincoli stringenti sull’uso autonomo della forza.

Cosa cambia adesso

Il Global Dialogue on AI Governance, va detto chiaro, non produce nessun trattato vincolante. È un forum, un posto per far parlare tra loro visioni molto diverse su come regolare l’IA — Stati Uniti, Cina, Unione Europea, paesi in via di sviluppo, tutti al tavolo. I lavori proseguono il 7 luglio e si chiudono proprio mentre a Ginevra apre l’ITU AI for Good Global Summit, in programma fino al 10 luglio nella stessa città, con la partecipazione di gran parte delle aziende che sviluppano i modelli di cui si è discusso al dialogo ONU. La seconda sessione è già in calendario per maggio 2027, a New York. Quasi un anno di distanza in cui, dice il rapporto del panel scientifico, i modelli di intelligenza artificiale continueranno comunque ad avanzare — con o senza un accordo tra gli Stati.

Il segnale che arriva da Ginevra, comunque, è chiaro: il tempo per mettersi d’accordo si sta accorciando, e la governance intelligenza artificiale non è più solo roba da addetti ai lavori — è un dossier che tocca la sicurezza e i diritti di miliardi di persone, punto. Tra le grandi potenze tecnologiche e il resto del mondo il confronto è appena iniziato, e quello che succederà tra qui e il vertice di New York del 2027 dirà se a tenere il passo, tra macchine e istituzioni, sono davvero queste ultime.

Fonte: UN News.

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