Quattro oranghi, due gorilla, tre bonobo, quattro scimpanzé e quattro esseri umani: tutti solleticati e registrati mentre ridevano. Da questo esperimento nasce lo studio dell’Università di Warwick, pubblicato a fine giugno 2026 sulla rivista Communications Biology, che ha messo a confronto 140 sequenze sonore. Il dato più curioso riguarda proprio le scimmie che ridono con una cadenza quasi metronomica, la stessa identica in tutte e quattro le specie osservate. Un ritmo fisso che, secondo i ricercatori, potrebbe affondare le radici in un controllo vocale comune, comparso circa 15 milioni di anni fa nell’antenato condiviso da uomini e grandi scimmie.
Le scimmie che ridono battono il tempo come un metronomo
Per anni la risata è stata considerata un rumore quasi casuale, un sottoprodotto emotivo senza una vera struttura. Il nuovo lavoro ribalta questa idea. Analizzando le registrazioni di oranghi, gorilla, bonobo e scimpanzé sottoposti allo stesso stimolo — il solletico sotto le ascelle o sui fianchi — il team ha misurato l’intervallo tra un’esalazione e l’altra in ogni singola risata. Il risultato è stato identico in tutte e quattro le specie di grandi scimmie: gli intervalli tra i suoni si ripetono a distanza costante, come i battiti di un orologio interno che nessuna delle due parti — né chi solletica né chi ride — sembra controllare a livello cosciente.
Cosa cambia nella risata delle scimmie che ridono rispetto alla nostra
Quando i ricercatori hanno inserito nel confronto le registrazioni umane, la simmetria si è rotta. Gli esseri umani mantengono lo stesso schema di base — intervalli regolari tra un suono e l’altro — ma lo eseguono a una velocità più alta e con una variabilità molto maggiore da una risata all’altra. In pratica: il ritmo di fondo è lo stesso ereditato dagli antenati comuni, ma la specie umana ci ha costruito sopra un livello di controllo volontario che le altre scimmie non mostrano. Possiamo accelerare, rallentare, spezzare o prolungare una risata a seconda del contesto sociale; un gorilla o un bonobo, per quanto emesso lo stesso identico impulso ritmico, non sembra farlo.
Perché una risata regolare interessa chi studia il linguaggio
Il motivo per cui questo dettaglio ha attirato l’attenzione di neuroscienziati e linguisti non è la risata in sé, ma quello che rivela sul controllo vocale. Parlare richiede la capacità di modulare rapidamente ritmo, velocità e intensità dei suoni prodotti dall’apparato vocale: una competenza che si pensava comparsa solo nella linea evolutiva umana, in tempi relativamente recenti. Trovare un ritmo condiviso — seppur rigido — già nei grandi primati sposta indietro nel tempo l’origine di questo controllo, portandola fino al più recente antenato comune tra uomo e grandi scimmie, vissuto secondo le stime intorno a 15-20 milioni di anni fa.
Un antenato comune più “musicale” del previsto
L’idea che emerge dallo studio è che l’antenato dei grandi primati possedesse già un sistema vocale capace di produrre sequenze ritmiche stabili, usato per segnalare stati emotivi condivisi all’interno del gruppo. Nel corso di milioni di anni, la linea che ha portato all’uomo avrebbe poi aggiunto flessibilità e controllo cosciente a quella base ritmica, un passaggio che secondo gli autori potrebbe essere stato un tassello — non l’unico, ma comunque significativo — nella costruzione delle capacità vocali che rendono possibile il linguaggio parlato.
Non è la prima volta che le grandi scimmie sorprendono i ricercatori
Il ritmo nascosto nella risata si aggiunge a una lista di comportamenti che negli ultimi mesi hanno complicato l’idea di un confine netto tra “noi” e “loro”. Solo poche settimane prima, un altro studio aveva documentato come alcuni scimpanzé selvatici scelgano piante specifiche per curarsi quando sono malati o feriti, masticando foglie con proprietà antinfiammatorie che evitano in condizioni normali. Messi uno accanto all’altro, i due lavori raccontano la stessa cosa da angolazioni diverse: dietro comportamenti che sembrano istintivi — ridere, automedicarsi — si nascondono spesso capacità cognitive più fini di quanto un osservatore distratto immaginerebbe.
Cosa resta da capire
Lo studio, condotto su un campione comunque limitato di esemplari per specie — tra le quattro e le due unità a seconda della specie — non chiude la questione. Resta da capire se lo stesso schema ritmico compaia anche in altri contesti vocali delle scimmie, oltre alla risata da solletico, e se la variabilità osservata negli umani dipenda da una singola area cerebrale o da una rete più ampia di controllo motorio. Gli autori stessi indicano come prossimo passo l’analisi di registrazioni raccolte in natura, fuori dal contesto artificiale del solletico indotto da un ricercatore, per capire se il ritmo regge anche quando la risata nasce da un gioco spontaneo tra due animali.
Nel frattempo, la prossima volta che un gorilla in un video sembra “ridere” per il solletico di un guardiano dello zoo, quel suono racchiude un ritmo che, a conti fatti, batte da almeno 15 milioni di anni.
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