Sull’isola svedese di Stora Karlsö, in mezzo al Mar Baltico, non è mai vissuto un lupo selvatico. Nessun ponte di ghiaccio, nessuna lingua di terra che un branco potesse attraversare da solo. Eppure nella grotta di Stora Förvar sono spuntati resti di lupo vecchi tra i 3.000 e i 5.000 anni. La domanda che si sono posti i ricercatori è diretta: esistono lupi addomesticati, cioè tenuti in vita dall’uomo ben prima che esistesse il cane da compagnia come lo conosciamo? L’analisi genetica e chimica delle ossa dice di sì. E lo dice in un modo che nessuno si aspettava.
Quindi esistono lupi addomesticati prima ancora del cane?
Il primo colpo di scena arriva dal laboratorio. Per anni quei resti erano stati catalogati come “cane”: la spiegazione più comoda per ossa trovate accanto a un insediamento umano. Il sequenziamento del DNA smentisce tutto. Nessuna traccia di ascendenza canina, solo lupo puro. Pontus Skoglund, del Francis Crick Institute e autore senior dello studio, l’ha messa così: “È stata una sorpresa completa scoprire che si trattava di un lupo e non di un cane”. Un lupo che, da solo, non aveva alcun motivo logico per trovarsi lì.
Il dettaglio che inchioda l’ipotesi del caso: una zampa rotta
A rendere la storia concreta è uno scheletro dell’età del Bronzo: un lupo con una frattura guarita alla zampa anteriore. Su un animale che vive di caccia e inseguimento, un infortunio così avrebbe reso quasi impossibile procurarsi cibo su un terreno roccioso e impervio come Stora Karlsö. L’osso, però, si è rimarginato. E l’animale è sopravvissuto per un tempo considerevole dopo la frattura. C’è una sola storia plausibile: qualcuno lo ha nutrito mentre non poteva cacciare da solo.
Cosa mangiavano davvero questi lupi isolani?
L’analisi degli isotopi nelle ossa aggiunge il tassello decisivo. La dieta dei lupi di Stora Karlsö era ricca di proteine marine, foche e pesce, quasi sovrapponibile a quella degli esseri umani che occupavano l’isola nello stesso periodo. Non è il profilo di un predatore che si arrangia da solo. È il profilo di un animale rifornito, forse volontariamente, da chi condivideva con lui gli scarti della pesca e della caccia alle foche. Uno studio ripreso da ScienceDaily parla di una vera e propria rilettura della cronologia della domesticazione animale, che sposta indietro nel tempo il momento in cui l’uomo ha iniziato a “gestire” i lupi.
Esistono lupi addomesticati anche in altri siti preistorici?
Il caso di Stora Karlsö non è isolato nel dibattito scientifico, anche se resta tra i più netti mai documentati. Qualcuno ha proposto una spiegazione alternativa: un arrivo naturale via ghiaccio marino, in inverni eccezionalmente rigidi. Il team che ha firmato lo studio ha risposto punto per punto su PNAS, smontando l’ipotesi. E comunque, anche a voler lasciare aperta quella porta, resta un problema: la dieta isotopica e la frattura guarita non si spiegano con un attraversamento occasionale del ghiaccio. Servono mesi, forse anni, di convivenza continuativa con un gruppo umano. Stora Karlsö, va detto, non è un fazzoletto di terra qualunque: poco più di tre chilometri quadrati di roccia calcarea, senza cervi, senza alci, senza nessuna delle prede che di norma tengono in vita un branco selvatico nella Scandinavia continentale.
Perché questa storia riscrive la genetica del lupo
C’è un secondo dato che ha sorpreso il gruppo di ricerca, guidato anche da Anders Bergström dell’University of East Anglia: il genoma più completo tra quelli recuperati mostra una diversità genetica più bassa di qualsiasi altro lupo antico finora analizzato. Un segnale compatibile con una popolazione piccola, isolata, forse sotto il controllo diretto dell’uomo per generazioni — non con un gruppo di lupi selvatici di passaggio. Non è ancora addomesticazione nel senso stretto del termine, quello riservato al cane migliaia di anni dopo. Ma ci somiglia da vicino: convivenza, cibo garantito, cura di un individuo ferito che da solo non sarebbe sopravvissuto una settimana.
Resta aperto il perché, e i ricercatori stessi non lo sciolgono. Compagnia, guardia, uso rituale, o semplicemente l’abitudine di un gruppo umano che aveva imparato a convivere con un predatore invece di cacciarlo: le ossa di Stora Förvar raccontano un rapporto reale tra uomini e lupi cinquemila anni fa. Non dicono ancora quale rapporto fosse esattamente. Il team continua a scavare nella stessa grotta, per capire se quel lupo con la zampa guarita fosse un caso isolato o l’ultimo di una lunga serie.
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