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Lo squalo che cammina fuori dall’acqua esiste

Lo squalo che cammina fuori dall’acqua esiste

Nelle acque basse di Milne Bay, all’estremità sud-orientale della Papua Nuova Guinea, un branco di pesci lungo poco più di 70 centimetri esce dall’acqua e si muove sul fondale della barriera corallina appoggiandosi alle pinne come fossero zampe. È lo squalo che cammina fuori dall’acqua appena descritto dalla scienza con il nome di Hemiscyllium dudgeonae, e per gli abitanti della zona non è affatto una novità: lo chiamano da sempre kadedekedewa, “il pigro”, perché sembra trascinarsi controvoglia sulla sabbia con la bassa marea. Non è pigrizia. È l’unico modo che ha per restare vivo.

Perché uno squalo ha bisogno di camminare?

Il genere Hemiscyllium comprende una manciata di specie di squali epaulette, piccoli predatori notturni lunghi al massimo un metro che vivono tra i coralli dell’Australia settentrionale e della Nuova Guinea. Le loro pinne pettorali e pelviche sono muscolose e flessibili quanto basta per spingere il corpo avanti in un’andatura ondulata, quasi rettile, un passo alla volta. Non è una stranezza estetica. Quando la marea si ritira, le pozze tra i coralli si isolano e si scaldano in fretta sotto il sole tropicale, perdendo ossigeno nel giro di poche ore. Molti pesci morirebbero soffocati. Lo squalo epaulette no: tollera livelli di ossigeno bassissimi — al punto da rallentare parte dell’attività cerebrale per risparmiare energia — e usa le pinne per spostarsi da una pozza quasi prosciugata a un’altra più profonda, restando per minuti interi semi-fuori dall’acqua, esposto all’aria e ai predatori.

Come è stato scoperto lo squalo che cammina fuori dall’acqua

La biologa marina Christine Dudgeon stava cercando esemplari di una specie già nota, lo squalo epaulette di Michael, quando nel marzo 2025 ha notato un individuo con una livrea diversa: macchie brune sparse su fondo chiaro, punteggiate di piccoli puntini bianchi, e la classica macchia scura a forma d’occhio dietro la testa, tipica del genere. Confrontando decine di esemplari raccolti nella zona e i loro profili genetici, il team ha stabilito che si trattava di una specie mai classificata prima, descritta ufficialmente il 15 giugno sul Journal of the Ocean Science Foundation e battezzata in onore della stessa ricercatrice: Hemiscyllium dudgeonae. È la prima nuova specie del genere identificata dal 2013, dopo oltre un decennio in cui nessuno squalo epaulette nuovo era stato riconosciuto.

Cosa rischia lo squalo che cammina fuori dall’acqua non appena scoperto?

Il dettaglio che ha colpito di più i ricercatori non è la camminata, ma quanto sia ristretto il territorio di questo animale: pare vivere solo in un tratto di barriera corallina lungo poche decine di chilometri intorno a Milne Bay, e da nessun’altra parte al mondo. È un paradosso concreto. Una specie capace di camminare fuori dall’acqua per sopravvivere alla marea resta comunque intrappolata nello stesso fazzoletto di mare in cui è stata scoperta: non può spostarsi altrove se un problema più grande — sbiancamento dei coralli, pesca costiera, inquinamento — colpisce quell’unico tratto di barriera. Gli autori dello studio, come riportato da Sci.News, segnalano che l’areale ridottissimo rende la specie potenzialmente a rischio fin dal giorno stesso della sua descrizione ufficiale: è raro che un animale entri nei registri della tassonomia già con un’etichetta di allarme cucita addosso.

Una parola locale arrivata prima della scienza

Molto prima che un nome latino comparisse su una rivista scientifica, i pescatori di Milne Bay avevano già un termine per questo comportamento. Kadedekedewa non è un’etichetta poetica: descrive esattamente quello che si vede a bassa marea, quando la sagoma dello squalo emerge dall’acqua e avanza a scatti tra le rocce, con un’andatura che a prima vista sembra fatica più che abilità. Chi vive su quella costa lo osserva da generazioni. Non gli serviva una pubblicazione scientifica per sapere che esiste. Il nome comune raccontava già il comportamento; mancava solo la specie sulla carta, e un genoma da confrontare in laboratorio.

Nel frattempo, sul reef di Milne Bay la vita degli esemplari già osservati continua secondo un copione identico ogni notte: caccia tra i coralli quando l’acqua è alta, camminata forzata quando la marea scende, ritorno in profondità con la marea successiva. Un ciclo che si ripete da chissà quante generazioni, documentato per la prima volta solo ora.

Resta da capire quante altre “camminate” simili si nascondano tra le migliaia di isolotti e barriere della regione indo-pacifica, mai visitate da un biologo con il taccuino in mano nel momento esatto in cui la marea si ritira.

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