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Cerchio di pietre Irlanda: nascosto per 4000 anni

Cerchio di pietre Irlanda: nascosto per 4000 anni

Un gruppo di studenti dell’Università Queen’s di Belfast, affiancati da alcuni ragazzini delle scuole del quartiere, ha scavato un campo alla periferia sud della città. Ci hanno trovato un cerchio di pietre irlanda non aveva mai catalogato: quattromila anni di età, sepolto a pochi metri dal celebre Giant’s Ring. Nessun archivio locale ne parlava. Nessuna mappa ottocentesca lo segnalava. È saltato fuori solo grazie a fotografie aeree, che mostravano segni nel grano più estesi di quanto chiunque avesse mai notato prima.

Il cerchio di pietre irlanda che nessuno aveva mai visto

Il sito si trova dentro il complesso rituale di Ballynahatty, che già conta una cinquantina di monumenti preistorici noti, incluso l’henge del Giant’s Ring, uno dei più grandi d’Irlanda. Eppure, fino a questa campagna di scavo guidata dall’archeologo Brian Sloan, questa struttura non l’aveva individuata nessuno. Le pietre erano lì, sepolte appena sotto la superficie di un campo coltivato da generazioni. Invisibili a chiunque ci camminasse sopra, ogni giorno, per decenni.

La scoperta è partita da un dettaglio quasi banale. Durante l’analisi di immagini aeree, il team ha notato macchie di vegetazione più scure e più estese del solito: il segno tipico lasciato da fossati o buche di palo interrati secoli fa. Da lì lo scavo, e le basi delle pietre disposte in anello sono tornate alla luce. Gli archeologi le datano oltre i quattromila anni, tra tardo Neolitico ed età del Bronzo.

A cosa serviva il cerchio di pietre irlanda della Ballynahatty

Qui la faccenda si complica, perché nessuno sa davvero a cosa servissero questi anelli di pietra. L’ipotesi più diffusa li lega a cerimonie collettive legate al calendario agricolo: momenti dell’anno in cui le comunità si radunavano per riti condivisi. Alcuni cerchi, come quello di Beaghmore nella contea di Tyrone, hanno allineamenti che puntano verso posizioni precise del sole o della luna in periodi determinati. Quasi un calendario di pietra. Per il nuovo cerchio di Ballynahatty questo resta, per ora, solo un sospetto: mancano allineamenti astronomici verificati, e la funzione esatta resta aperta.

Una cosa si sa con certezza: il sito non è arrivato intatto fino a noi. Nell’Ottocento i contadini della zona smontarono diverse pietre che intralciavano l’aratura, e ne portarono via i blocchi migliori per costruire muretti e fondamenta. È probabilmente questo, più della semplice erosione del tempo, il motivo per cui il cerchio era sparito dalla vista: non sepolto dalla natura, ma smontato pezzo per pezzo da chi ci viveva sopra senza sapere cosa stesse distruggendo.

Una punta di freccia dimenticata nel fango

Tra i reperti recuperati durante lo scavo c’è anche una punta di freccia in bronzo con innesto a cannone, vecchia anch’essa di oltre quattromila anni. Piccola, ossidata. Forse caduta nel fango durante una battuta di caccia, forse deposta di proposito accanto al cerchio, nessuno lo sa con certezza. Secondo quanto riportato da RTÉ, il ritrovamento conferma che l’area di Ballynahatty non era un semplice terreno agricolo periferico, ma un posto frequentato con continuità per secoli, forse millenni, prima ancora che qualcuno costruisse il Giant’s Ring che oggi tutti vanno a vedere.

Gli scavi, aperti a studenti e residenti come progetto di archeologia comunitaria, hanno coinvolto anche le scuole locali. Ragazzini che fino a poche settimane fa passavano davanti a quel campo senza saperlo si sono ritrovati con una cazzuola in mano, a ripulire pietre posate da mani sconosciute quattro millenni prima. Per molti di loro, dicono gli organizzatori, è stata la prima volta che hanno toccato con le dita qualcosa di così antico.

Quante altre pietre restano ancora sotto i campi

La domanda che gli archeologi si portano dietro adesso non riguarda solo questo cerchio, ma tutto ciò che potrebbe ancora nascondersi nella zona. Ballynahatty è già uno dei complessi rituali preistorici più densi delle isole britanniche, con decine di monumenti mappati in oltre un secolo di ricerche. Eppure una struttura di quattro millenni è rimasta fuori da ogni catalogo fino a poche settimane fa. Se un anello di pietre di quattro metri di diametro poteva restare invisibile fino a una fotografia aerea scattata quasi per caso, quanti altri segni del genere aspettano ancora sotto l’erba di un campo qualunque? In attesa che qualcuno, un giorno, alzi lo sguardo dall’alto e li noti per la prima volta in quattromila anni.

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