Sotto il settore dedicato al dio Montu, dentro il grande recinto di Karnak, un’équipe egiziano-cinese ha portato alla luce una vasca rettangolare scavata nella roccia: sei metri e mezzo per sei, oltre cinquanta metri quadrati d’acqua che nessun archivio aveva mai registrato. È il lago sacro di Luxor che nessuno sapeva esistesse, individuato dopo otto anni di scavi condotti dalla missione congiunta dell’Istituto di Archeologia dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali e del Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Otto anni per un buco nell’acqua, verrebbe da dire. Invece è il contrario.
Perché Karnak, scavato da un secolo, nascondeva ancora il lago sacro di Luxor
Karnak è tra i complessi religiosi più fotografati, misurati e pubblicati di tutto l’Egitto. Architetti, egittologi e squadre di scavo lo frequentano da oltre cento anni. Eppure il bacino appena riportato alla luce non compariva in nessuna mappa, in nessun rapporto precedente. Si trova a ovest del tempio dedicato a Maat, la dea dell’ordine e della verità, in un angolo del recinto di Montu che per un secolo è rimasto secondario rispetto ai templi più celebri di Amon-Ra.
Secondo l’annuncio ufficiale della missione congiunta egiziano-cinese, quello che ha sorpreso di più gli archeologi non è la vasca in sé, ma dove si trova rispetto a un altro lago sacro già noto nello stesso settore. Le due strutture si allineano lungo un asse nord-sud: una coppia di laghi gemelli mai documentata prima in nessun tempio egizio. Gli studiosi la descrivono come «il primo caso del genere in tutta la storia dell’archeologia egizia» — una frase che li ha costretti a rivedere ipotesi vecchie di decenni su come sacerdoti e fedeli si muovessero dentro il recinto di Montu.
A cosa serviva il lago sacro di Luxor per i sacerdoti di Montu
Un lago sacro, nell’Egitto faraonico, non era un elemento decorativo. Era uno strumento teologico a tutti gli effetti. L’acqua richiamava l’oceano primordiale da cui, secondo i miti egizi, era emersa la prima terra, e i sacerdoti vi si immergevano per purificarsi prima di entrare nelle parti più riservate del tempio. Un complesso come quello di Montu, con un lago proprio — anzi due — poteva svolgere le sue cerimonie senza dipendere dalle strutture del vicino tempio principale di Amon.
Questo spiega anche perché la vasca sia rimasta invisibile così a lungo. Con il passare dei secoli i sedimenti del Nilo l’hanno sepolta a una profondità che gli scavi ottocenteschi, concentrati su pilastri e sale ipostile ben più vistosi, non avevano motivo di raggiungere. Nessuno la cercava perché nessuno sapeva che ci fosse qualcosa da cercare.
Le tracce di Maat e degli Osiride ritrovate accanto al lago
Attorno al bacino, la squadra ha trovato tre cappelle dedicate a Osiride e decine di statuette del dio, in calcare, bronzo, faience. Alcuni frammenti sono collegati alla “Divina Adoratrice di Amon”, un titolo sacerdotale riservato a principesse reali che, tra la XXV e la XXVI dinastia, avevano un potere religioso ed economico enorme sulla Tebe dell’epoca — al punto da essere trattate, nei documenti del tempo, quasi come un faraone al femminile.
Un lago gemello mai censito, cappelle osiriache, oggetti legati a una delle cariche religiose più potenti dell’Egitto tardo: non è un reperto isolato, ma un pezzo di planimetria che nessuno aveva ancora rimesso al proprio posto. Cambia, almeno un po’, il modo in cui va letta la mappa religiosa di Karnak in quel periodo.
Quanto altro resta sepolto sotto Karnak
Il team continua a scavare nello stesso settore. Gli stessi archeologi ammettono che l’area attorno al lago gemello non è stata ancora esplorata per intero. Karnak occupa oltre due chilometri quadrati — una superficie paragonabile a quella di una piccola città — di cui solo una parte è stata scavata in modo sistematico. Ogni campagna nella zona di Montu, finora considerata marginale, ha restituito qualcosa che non era mai stato catalogato.
Per ora la vasca resta transennata. I geologi del team stanno verificando come i due bacini venissero riforniti d’acqua, dato che il livello della falda nella zona è cambiato più volte nel corso dei millenni: potrebbe spiegare perché un lago sia rimasto in uso più a lungo dell’altro.
Tremila anni dopo essere stato scavato nella roccia, il lago sacro di Luxor ha aspettato più a lungo per essere trovato che per essere costruito. Nessuna iscrizione lo cita. Nessuna pianta antica lo segnala. Esisteva e basta, sepolto sotto uno dei siti più visitati e più studiati al mondo.
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