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Il paese senza esercito da 75 anni

Il paese senza esercito da 75 anni

Il 1° dicembre 1948, a San José, il presidente provvisorio José Figueres Ferrer prende un piccone e colpisce il muro del Cuartel Bellavista, la caserma principale dell’esercito costaricano. Il gesto è simbolico. Diventa legge pochi mesi dopo, quando l’articolo 12 della nuova Costituzione abolisce le forze armate permanenti. Da allora la Costa Rica è il paese senza esercito più citato al mondo. Sono passati 75 anni. Nessuno, lì, ha più cambiato idea.

Un paese senza esercito si difende come?

È la domanda che viene in mente per prima, e la Costa Rica ha semplicemente spostato il problema altrove. Al posto delle forze armate esiste la Fuerza Pública, una polizia civile che gestisce ordine interno e confini. Niente carri armati, niente aviazione militare, niente marina da guerra. Per la sicurezza esterna il paese conta su trattati regionali e sull’Organizzazione degli Stati Americani. Un calcolo, più che una garanzia: a nessuno converrebbe invadere un paese piccolo, senza risorse strategiche decisive, circondato da alleati.

Una scommessa nata da una guerra civile

La decisione non nasce da un afflato pacifista astratto. Nel 1948 la Costa Rica esce da una guerra civile breve e sanguinosa — circa 2.000 morti in poche settimane, scoppiata dopo elezioni contestate. Quella guerra Figueres l’ha vinta militarmente. E smantella proprio lo strumento che gli ha dato il potere. Motiva la scelta con una frase finita negli annuari scolastici del paese: vuole un Costa Rica con “más maestros que soldados”, più maestri che soldati.

Dove sono finiti i soldi dell’esercito

Il bilancio militare non sparisce. Si sposta. Nei decenni successivi la Costa Rica destina a istruzione pubblica e sanità quote di PIL più alte della media latinoamericana, e i numeri lo confermano: alfabetizzazione intorno al 97%, un indice di sviluppo umano tra i più alti della regione, un sistema sanitario pubblico esteso che oggi attira anche turismo medico. Difficile liquidarlo come un caso isolato di buona amministrazione — è quello che succede quando togli di mezzo la voce di spesa che, in quasi tutti gli altri stati, resta la più pesante e la più intoccabile.

Non tutti ci credono fino in fondo

Il modello ha anche i suoi critici, e non sono pochi. Alcuni analisti di sicurezza fanno notare che la Costa Rica è diventata un corridoio importante per il traffico di droga verso il Nord America, proprio perché non dispone di una vera capacità di controllo aeronavale. La Fuerza Pública, negli ultimi anni, si è progressivamente armata di mezzi più pesanti — elicotteri, motovedette, unità speciali — al punto che qualcuno la definisce “un esercito che non osa dire il proprio nome”. Il governo respinge questa lettura: parla di sicurezza pubblica rafforzata, non di riarmo. Ma è un dibattito che nel paese non si è mai chiuso del tutto, e che riaffiora ogni volta che la criminalità organizzata fa notizia.

Il muro con i buchi dei proiettili

Il vecchio Cuartel Bellavista non è stato raso al suolo: è diventato il Museo Nazionale della Costa Rica. Su una delle pareti esterne restano ancora visibili i fori dei proiettili della guerra civile del 1948, lasciati lì apposta. Un edificio nato per fare la guerra che oggi ospita collezioni di archeologia precolombiana, con i segni dei combattimenti ancora incisi nell’intonaco. Ecco cosa rende concreta una scelta che, sulla carta, resterebbe solo una riga di Costituzione.

La Costa Rica non è l’unico paese senza esercito

Il caso costaricano è il più longevo e il più citato, ma altri stati hanno rinunciato alle forze armate permanenti per strade diverse: il Vaticano si affida alla Guardia Svizzera, l’Islanda non ha mai avuto un esercito proprio dall’indipendenza, Panama lo ha abolito nel 1990 dopo l’invasione statunitense che ha rovesciato Noriega. Nessuno replica esattamente il modello costaricano. La Costa Rica ha preso la decisione da una posizione di forza, subito dopo aver vinto una guerra, e l’ha mantenuta per tutta la Guerra Fredda — quando quasi tutti i vicini centroamericani attraversavano dittature militari o conflitti armati.

Un esperimento che dura da tre generazioni

Settantacinque anni bastano per escludere che si tratti di una parentesi. La Costa Rica ha attraversato crisi economiche, tensioni con i vicini, pressioni interne per riarmarsi durante i conflitti degli anni ’80 in Nicaragua ed El Salvador. E ha tenuto ferma comunque la scelta del 1948. Ogni 1° dicembre il paese celebra il Día de la Abolición del Ejército — non una ricorrenza nostalgica, ma il promemoria di uno stato che ha scelto di essere più debole sulla carta per essere, nella pratica, qualcos’altro.

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