Tra le due isole Diomede, nello stretto di Bering, ci sono 3,8 chilometri d’acqua. E quasi un giorno intero di differenza. Da Little Diomede, in territorio americano, si vede a occhio nudo la costa di Big Diomede, in Russia: guardando quella scogliera si guarda il giorno dopo. Non un modo di dire. Il fuso orario qui non segue la logica ordinata dei 24 fusi da un’ora l’uno, ma la linea internazionale del cambiamento di data, che nello stretto compie una deviazione innaturale proprio per separare le due isole Diomede.
Isole Diomede: il fuso orario che spacca in due lo stesso tramonto
La linea del cambiamento di data dovrebbe correre dritta lungo il meridiano 180°. Invece, arrivata allo stretto di Bering, piega bruscamente verso ovest, passa esattamente tra Big Diomede e Little Diomede, e solo dopo torna dritta. Risultato: le due isole, separate da meno di quattro chilometri, vivono in fusi orari diversi di 21 ore. Quando a Little Diomede sono le nove del mattino di lunedì, a Big Diomede è già passata la mezzanotte di martedì. Da qui i soprannomi “Tomorrow Island” e “Yesterday Island”: una vive sempre nel futuro rispetto all’altra.
Un errore di frontiera diventato regola geografica
La stranezza ha un’origine burocratica precisa. Fino al 1867 entrambe le isole appartenevano alla Russia zarista. Poi lo zar Alessandro II vendette l’Alaska agli Stati Uniti per 7,2 milioni di dollari, e il confine tra i due imperi finì proprio nel punto più stretto dello stretto di Bering — tagliando in due un arcipelago che fino ad allora era stato un’unica comunità Yupik. Nessuno si preoccupò di far combaciare la linea del cambiamento di data con qualcos’altro. È rimasta lì, piegata attorno a un trattato commerciale ottocentesco, e da allora separa due giorni del calendario oltre che due paesi.
Da cortina di ferro a cortina di ghiaccio
Durante la Guerra Fredda il confine tra le due Diomede è diventato quella che i militari americani chiamavano “Ice Curtain”, la cortina di ghiaccio. L’Unione Sovietica ha deportato gli abitanti nativi di Big Diomede sulla terraferma siberiana e ha piazzato lì una base militare, chiudendo il passaggio che per secoli le famiglie Yupik avevano attraversato per visite, matrimoni, commerci. Parenti che vivevano a quattro chilometri di distanza, da un giorno all’altro, hanno smesso di potersi vedere. Non per una guerra combattuta. Per una linea di confine diventata, di colpo, invalicabile.
Un elicottero come unico ponte tra due giorni
Oggi Little Diomede ospita un villaggio Iñupiat di circa 80 abitanti: una scuola, un piccolo negozio, un elicottero come unico collegamento regolare con la terraferma. Big Diomede è ufficialmente disabitata — resta solo una stazione meteorologica russa, presidiata a rotazione. Niente voli commerciali diretti, niente traghetti, niente ponti. Nella stagione calda l’unico modo per raggiungere Little Diomede è un elicottero da Wales, in Alaska, quando il meteo lo permette. In pratica, poche corse a settimana.
Quando il mare gela, il confine tra due giorni si attraversa quasi a piedi
In inverno lo stretto di Bering ghiaccia abbastanza da rendere teoricamente possibile camminare da un’isola all’altra — e quindi da un continente all’altro. È già successo: nel 2006 l’esploratore britannico Karl Bushby ha percorso a piedi il tratto ghiacciato tra le due Diomede, tappa di una traversata iniziata anni prima in Argentina e diretta, passo dopo passo, verso la Gran Bretagna, con un permesso speciale concesso sia da Mosca sia da Washington. Ci sono voluti mesi solo per ottenere quell’autorizzazione. Negli altri anni, quando il ghiaccio non è abbastanza compatto o il permesso semplicemente non arriva, attraversare senza autorizzazione significa violare insieme un confine internazionale e, stando al calendario, tornare indietro di quasi un giorno intero.
Per approfondire la geografia e la storia dell’arcipelago, la voce enciclopedica sulle isole Diomede raccoglie le fonti cartografiche e i documenti sul confine russo-americano.
Non è l’unico punto del pianeta dove una riga su una mappa ha lasciato un vuoto reale invece di una semplice linea: anche a Bir Tawil, la terra di nessuno tra Egitto e Sudan, un errore di confine ottocentesco ha creato un fazzoletto di deserto che nessuno stato rivendica. A Little Diomede, però, basta affacciarsi alla finestra di casa per vedere, a quattro chilometri di distanza, il giorno che deve ancora arrivare.
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