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IA per creare video: la corsa dopo la fine di Sora

IA per creare video: la corsa dopo la fine di Sora

Il 26 aprile 2026 OpenAI ha spento Sora. Per un anno era stata il volto pubblico dei video generati con l’intelligenza artificiale — poi i conti hanno smesso di tornare. Il servizio costava circa un milione di dollari al giorno di gestione e ne incassava in totale poco più di due milioni: numeri che non reggono nessun piano industriale. Gli utenti attivi, nel frattempo, erano scesi sotto i 500.000 in pochi mesi. Chi cerca oggi una IA per creare video trova quindi un mercato diverso da quello di un anno fa, con altri nomi al comando: Google Veo, Kling e Runway.

Perché i video dell’IA tremolavano (e ora sempre meno)

Il principio è lo stesso delle IA che generano immagini, con una variabile in più: il tempo. Il modello riceve una descrizione testuale, o un’immagine di partenza, e deve produrre una sequenza di fotogrammi coerenti tra loro — stessa luce, stessi oggetti, stesso movimento da un istante all’altro. Basta un dettaglio fuori posto in un solo fotogramma per rompere l’illusione. Ed è per questo che, fino a poco tempo fa, i video generati dall’IA tremolavano non appena l’occhio si fermava su una mano o su uno sfondo.

La novità degli ultimi modelli è l’audio. Non più una colonna sonora incollata dopo il montaggio, ma un suono generato insieme alle immagini, sincronizzato con il labiale dei personaggi e con quello che succede nella scena: un passo sulla ghiaia, una porta che sbatte, un applauso che parte un attimo dopo il gesto che lo provoca. La stessa logica di generazione guidata da un prompt vale anche fuori dal video: chi lavora su una colonna sonora vera e propria, non solo effetti d’ambiente, può scoprire come si crea una canzone con l’IA partendo da poche parole di stile e atmosfera.

Le IA per creare video migliori, ora che Sora è sparita

Con Sora fuori dai giochi, tre strumenti si dividono la scena.

Google Veo 3.1

Il punto di forza è l’audio nativo, curato più di quanto ci si aspetterebbe: dialoghi con sincronizzazione labiale, effetti sonori che reagiscono a quello che succede in scena, atmosfere coerenti con l’ambiente. Genera clip di 4, 6 o 8 secondi fino al 4K, con abbonamento Ultra o via API, in formato 16:9 o 9:16. In Italia è incluso nel piano Google AI Pro da 21,99 euro al mese, che dà diritto a 3 video al giorno in 720p con Veo 3 Fast — watermark visibile incluso.

Kling 3.0

Il modello cinese ha occupato lo spazio lasciato libero da Sora puntando su video 4K fino a 60 fotogrammi al secondo, audio sincronizzato in un’unica generazione e una modalità storyboard multi-scena. C’è anche un livello gratuito con crediti giornalieri: è il punto di partenza più economico per chi vuole solo provare, senza tirare fuori la carta di credito.

Runway Gen-4.5

Runway resta lo strumento di chi lavora sul serio e ha bisogno di controllo fine: movimenti di camera, motion brush per animare solo una parte dell’immagine, coerenza dei personaggi tra un’inquadratura e l’altra. Audio nativo, però, non ce n’è — va aggiunto dopo, con altri strumenti. In compenso è il più veloce a sfornare una clip, spesso in meno di un minuto. I piani a pagamento partono da 12 dollari al mese, fatturati annualmente.

Un testo o una foto: il punto di partenza cambia il risultato

La maggior parte di questi strumenti accetta due punti di partenza, e non sono equivalenti. Il primo è il prompt testuale: si descrive la scena come si farebbe a un operatore, specificando inquadratura, luce, movimento di camera. Il secondo è l’immagine di riferimento — una foto di un prodotto, un ritratto, un fotogramma già pronto — che il modello anima aggiungendo un movimento coerente con quello che vede. Questa seconda strada è quella preferita da chi lavora con e-commerce o content creator: partire da una foto reale riduce il rischio che l’IA inventi dettagli sbagliati sul volto o sull’oggetto.

Alcuni strumenti, come Runway, permettono anche di caricare un video già girato e sostituire solo una parte — uno sfondo, un vestito, un’espressione — lasciando intatto il resto dell’inquadratura. È la funzione più vicina al montaggio tradizionale, ed è anche quella che richiede più tentativi prima di arrivare a un risultato pulito.

Quanto costa davvero generare un video con l’IA

Nessuno di questi strumenti è gratuito nel senso pieno del termine. Tutti offrono una soglia di utilizzo gratuito — crediti giornalieri o mensili, risoluzione ridotta, watermark — pensata per far provare il prodotto prima di convertire in abbonamento. Google, per dire, ha tagliato dal 7 aprile 2026 i prezzi API di Veo Fast a circa 0,09 euro per un video in 720p, 0,11 per 1080p e 0,27 per il 4K: una mossa che in molti hanno letto come un tentativo diretto di raccogliere gli utenti lasciati orfani da Sora.

Otto secondi, non di più: il limite che nessuno racconta

La durata resta il vincolo più concreto: quasi tutti i modelli si fermano tra i 5 e i 10 secondi per generazione, e allungare un video significa incollare più clip mantenendo la coerenza — cosa che i modelli fanno ancora male su volti e mani in movimento rapido. Il watermark visibile nei piani gratuiti resta poi un limite pratico per chi vuole pubblicare senza restrizioni.

C’è poi il nodo dei diritti, ed è quello che ha davvero affossato Sora. Proprio la generazione di personaggi coperti da copyright e di deepfake non autorizzati è stata una delle cause dirette della chiusura, spiega OpenAI nel suo help center, dopo che un accordo di licenza da un miliardo di dollari con Disney per l’uso di oltre 200 personaggi è saltato.

Chi ha già smanettato con una IA per generare immagini riconoscerà la stessa logica di prompt e la stessa curva di apprendimento — i primi tentativi quasi sempre deludono. Con il video cambia una cosa: un errore non sparisce in un fotogramma, resta in scena per otto secondi interi, ben visibile.

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